Lunedì 19 Settembre 2011

Quartieri, piccoli mondi per grandi notizie

Si chiama quartiere un'area residenziale che sta cambiando in peggio». Lo diceva, credendo di fare lo spiritoso, il poeta americano John Ciardi. La sua battuta agrodolce coglieva un punto: quante volte abbiamo sentito lamentare il progressivo degrado dei nostri quartieri? Quante volte abbiamo ascoltato i singhiozzi di chi, un poco avanti negli anni, paragona il passato al presente del suo sobborgo chiedendosi come mai dai Campi Elisi si sia arrivati ai bassifondi di Calcutta? Troppe, crediamo, per non sospettare che si tratti di uno scherzo della nostalgia, un'allucinazione della memoria.
Però, c'è un però. Ovvero l'imprescindibile constatazione che i quartieri sono, di fatto, la realtà che ci circonda. Possiamo sognare - e vivere, per qualche giornata - le spiagge delle Maldive e i viali di Vienna ma, alla mattina, ci svegliamo nel nostro quartiere. E nel quartiere torniamo la sera per trovare l'ingresso di casa ingombro di spazzatura, la facciata deturpata da chi, con lo spray, ha creduto di doverci informare della sua fede calcistica o politica, e le scatole (nostre) rotte dal vicino che, ancora una volta, ha parcheggiato in seconda fila. Tutto questo per dire che dai quartieri si scappa sì, ma mai in via definitiva e che i rioni, per quanto lisi dall'abitudine dello sguardo, incidono nella nostra vita, con il loro tran tran quotidiano, più di quanto ci piaccia ammettere.
Nel recente passato, questo giornale ha dato spazio a temi che, per la città di Como, si possono definire “grandi”. Due esempi, su tutti: la Ticosa e il lungolago. Dio sa se ce n'era bisogno, visto quanto è saltato fuori. Ce ne siamo occupati anche perché erano questi gli argomenti che chi parla ai consigli comunali e alle assemblee di categoria definisce “strategici”: dal futuro di un'area dominante del centro e dall'immagine del luogo più frequentato dai turisti è facile immaginare quanto passi del potenziale economico e sociale di una città.
Il fatto è che non basta. Accanto alle grandi occasioni - soprattutto mancate, nel caso di Como - è doveroso che il giornale racconti anche quelle piccole, e insieme ai grandi scandali - questi invece riuscitissimi - occorre dia conto anche di quelli piccoli i quali, forse, arrivano soltanto a meritare la modesta definizione di “disagi” ma che, fastidiosi come sanno essere, rendono difficili le giornate di ognuno di noi.
Ecco perché da oggi e ogni lunedì ne La Provincia troverete due pagine dedicate ai quartieri di Como. Serviranno a noi a raccontare più compiutamente le trasformazioni in atto nella città e a voi per lamentare disservizi, dimenticanze, veri e propri soprusi o iniquità dovuti all'andamento lento della burocrazia. La città di Como se lo merita in modo particolare perché, a dispetto della galoppante urbanizzazione, ancora vanta quartieri ben distinti tra loro, autonomi al punto da essere stati, un tempo, Comuni a se stanti. Non è il caso di riparlarne in tempi di imposti accorpamenti, però è bene tenerlo presente e riconoscere, anche attraverso l'attenzione giornalistica, che si fa presto a dire Como: bisogna invece saper dire pure Sagnino, Rebbio, Albate, Camnago Volta e così via. Oltretutto, non solo Ciardi se ne sapeva uscire con battute ricche di arguzia e verità. Prendete Chesterton: «Noi ci facciamo amici e nemici. Ma è Dio a darci il nostro vicinato».

Mario Schiani

Mario Schiani

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