Domenica 25 Settembre 2011

Caduto un satellite
se ne fa un altro

 Ammettiamolo: nessuno ci capisce niente. Certo non di finanza: ogni lunedì le Borse riaprono e non c'è chi, dall'analista alla massaia, sia in grado di prevedere che fine farà lo spread, quanti bond greci ci saranno in giro e se la manovra italiana avrà una qualche efficacia o servirà soltanto per far volare aeroplanini di carta nei corridoi della Bce.
Nessuno capisce neppure di astronautica e di leggi gravitazionali: in questo fine settimana ci hanno informato, a spanne, che un satellite della Nasa, tale Uars, sarebbe precipitato sulla Terra. Dove? L'ente spaziale americano ha fornito una serie di risposte tali da far credere che l'ufficio stampa fosse affidato a un mentecatto: America, Asia, Europa, periferia di Tivoli, tangenziale Est di Bengasi. No, aspetta: cadrà in Oceania. Poi sul Nord Italia. A un certo punto pareva che Pinerolo fosse spacciata. E' andata a finire che il satellite è precipitato da qualche parte "tra il Canada e il Pacifico", il che sarebbe come se, in famiglia, alla domanda "dove è finito il pettine?" uno rispondesse "tra la cantina e la soffitta".
In politica non si può dire che le cose vadano meglio. Ieri il ministro per l'Istruzione Maria Stella Gelmini si è detta ufficialmente convinta dell'esistenza di un tunnel lungo 800 chilometri tra Ginevra e il Gran Sasso, alla costruzione del quale l'Italia avrebbe contribuito con "45 milioni di euro". Siamo a posto.
La conclusione non può che essere una: parliamo tanto di esperti e di professionisti ma la verità è che nessuno ci capisce un accidente. Speranze al lumicino, dunque? Non proprio.
A dirla tutta, questa del satellite è sembrata una buona idea. Innanzitutto perché non è stata un'idea vera e propria, ovvero un parto della mente umana che, come abbiamo appena visto, ha ormai perso contatto con la realtà. Se non un'idea, è stata un'emergenza, un'incombenza comune a tutti noi che, senza distinzioni di razza, religione, fede politica e aliquota Irpef, abbiamo temuto di vederci piombare in testa un relitto spaziale. Forse lo avrete notato: questo disagio generalizzato, questa spada di Damocle orbitante e democratica, ha prodotto per qualche giorno un effetto benefico. La gente - paradossalmente incurante del pericolo celeste - si fermava per strada a commentare la notizia del satellite, scambiava opinioni, battute e non di rado proclamava sarcastiche speranze: "Speriamo si schianti sul garage del vicino: l'ha costruito abusivamente a un metro dalla recinzione".
L'allarme extraterrestre ha riportato a galla il meglio di noi, ovvero una certa solidarietà umana, breve ma intensa, tipica delle estreme contingenze naturali: le nevicate, gli allagamenti e, perché no, da adesso anche i guasti astronautici.
Il traguardo sarebbe arrivare a ricordarsi sempre di questa semplice, calorosa e perfino divertente comunione sociale, invece di lasciarla svanire non appena terminata l'emergenza. Non dovrebbe essere difficile se pensiamo ai satelliti - metaforici - che roteano sulle nostre teste minacciando di precipitare da un momento all'altro. C'è il debito pubblico, la crisi economica, il prosciugamento delle pensioni e quello delle risorse energetiche, ci sono le minacce alle sicurezza personale, l'inquinamento dell'ambiente e il sempre possibile ritorno dell'"Isola dei famosi". Lo vedete quanti satelliti scassati pendono su di noi? Su con la vita, allora! E teniamoci stretti.
Mario Schiani

Mario Schiani

© riproduzione riservata

Tags