Giovedì 29 Settembre 2011

E se il Cavaliere
fosse comunista?

Quel che rende immortale Giovannino Guareschi è la costante attualità dei suoi scritti. Nella saga di «Mondo piccolo» si narra della posa della prima pietra di una casa comunale in cui don Camillo improvvisa un discorso molto di sinistra sulla giustizia e l'equità sociale. A un certo punto, Peppone sbotta: «Non bariamo reverendo, i comunisti siamo noi».
Più o meno è quello che sta accadendo in Italia negli ultimi tempi. Come si può infatti definire se non comunista, un capo di governo che viene attaccato con insolita durezza delle gerarchie vaticane? Perché, anche se i comunisti, quelli seri del vecchio Pci, si comportavano perlopiù come pedanti bigottoni, i costumi morali che la dottrina marxista ispirava, la negazione dei valori della famiglia erano fonte di non poca preoccupazione per il Vaticano. Ma questo potrebbe essere solo un caso. I politici di sinistra avevano ben altri nemici. Magari gli imprenditori, tanto per fare un esempio a caso, che nei confronti dei governi di centrosinistra, da quelli di Fanfani e Moro degli anni sessanta fino agli esecutivi guidati da Romano Prodi, non sono mai stati teneri. Quanti allarmi legati alla crescita del Paese, allo sviluppo, al Pil. Quante denunce contro i lacci e lacciouli della burocrazia tenuti vivi da quelle compagini governative in cui, dietro la facciata in apparenza moderata e riformista, si annidava lo spettro del comunismo, evidentemente stufo di vagare per l'Europa.
Guarda un po': sono più o meno lo stesse cose che la signora Emma Marcegaglia, tosta presidente di Confindustria, va ripetendo quasi in maniera ossessiva da mesi.
Ma dai, la sinistra è un'altra cosa. Gente che ha sempre osteggiato la libera impresa, predicato il dirigismo e la programmazione economica, tutelato i monopoli. Come dite? Succede anche adesso. E allora? Allora sono certo diversi i partiti. Il Pci era un monolite, governato dal centralismo democratico. Uno comandava e gli altri dovevano far buon viso a cattivo gioco. Anche se poi capi e capetti, nell'ombra, si scambiavano coltellate per garantirsi il posto migliore nella successione. Sarà mica come ciò che succede adesso nel Pdl, dove in apparenza decide Berlusconi, ma intanto Alfano, Tremonti, Alemanno e compagnia sono lì a darsi gomitate per raccogliere l'eredità? Poi i comunisti avevano questi rapporti dialettici con i socialisti, amore o odio. Vabbeh, Tremonti, Cicchitto, Sacconi vengono tutti dall'esperienza socialista, ma è acqua passata. O no?
E poi i comunisti non erano mica quelli che, in ossequio all'insegnamento di Gramsci, egemonizzavano la cultura? Certo, una volta erano i libri, le riviste, magari qualche salotto o terrazza ad acculturare le masse. Oggi (mala tempora) basta controllare le televisioni.
Ma alla fine c'è un argomento che taglia la testa al toro. I governi di sinistra o centrosinistra hanno sempre avuto una costante: aumentavano le tasse. E qui non c'è possibilità di equivoco. L'attuale premier è del 1994 che promette di diminuirle. Forse ha sbagliato discorso. Non sarà che Berlusconi ha sempre strillato contro i comunisti per eliminare la concorrenza? Forse avrà subito l'influenza dell'amico Putin. Chissà. Però, scovare le differenze tra l'azione dell'attuale governo e uno comunista sembra davvero una sfida tra le più ardue della Settimana Enigmistica.
Francesco Angelini

Francesco Angelini

© riproduzione riservata

Tags