Domenica 02 Ottobre 2011

Como e le congiure
pane e mortadella

 Ancora una volta, nell'ultimo consiglio comunale, il sindaco Bruni ha portato a casa la ghirba per motivazioni che nulla hanno a che fare con quelle cose normali che dovrebbero caratterizzare un'amministrazione comunale: il programma condiviso, gli accordi politici, il senso civico e l'interesse generale che prevale sul particolare. Tutti concetti che a Como sono assolutamente estranei a un palazzo in cui ogni diabolica congiura è sventata a colpi di pane e mortadella e qualunque ribellione vibrante e veemente, sedata lasciando cadere qualche briciola dal tavolo del sire che può così terminare il suo banchetto con frutta, dolce, caffè e ammazzacaffè.
Protagonisti di questa commedia umana o forse disumana sono sempre le stesse maschere. Mario Pastore, presidente del consiglio comunale, Pasquale Buono, pensoso consigliere ciclista di via Milano e Dario Valli, consigliere-architetto, anzi più architetto che consigliere, ormai specializzato in interventi di consolidamento a beneficio di strutture precarie come il governo di Como.
Per carità, mandare a casa sindaco e consiglio a sei mesi dalla scadenza dell'agonia (per la città) non avrebbe avuto senso. Ma allora perché aprire ancora una volta il sipario e far ripartire il teatrino? Quella di giovedì è stata la replica dell'indecoroso spettacolo andato in scena durante il dibattito sulla sfiducia al primo cittadino. Grandi annunciazioni di principio, strali, vesti che si stracciano e poi arriva il salumiere con la mortadella che ben si accompagna ai tarallucci e al frizzantino.
Ma la serata di giovedì è la dimostrazione, anche per chi al terzo piatto non ha ancora capito che si tratta di minestra, di come questa amministrazione non sia mai stata in grado di far alcunché per la città perché ostaggio di interessi grandi e piccoli: dagli interventi urbanistici di parte che hanno soffocato in culla il Piano generale del territorio, agli strapunti nelle società pubbliche, alla necessità di mantenere il cadreghino a palazzo Cernezzi perché altrimenti non si saprebbe come mettere assieme il pranzo con la cena.
Mai nella storia amministrativa di Como si è assistito a una saga di interesse particolari che uccidono quelli generali come questa. Non che prima sui banchi del consiglio e della giunta sedessero emuli di Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira in odore di santità. Ma una sintesi si trovava. E qualcosa arrivava anche per Como. Sarà un caso che durante questa amministrazione non è stata realizzata alcuna opera di utilità generale Non si salva nessuno perché tutti hanno il loro sogno più o meno proibito nel cassetto. Il problema è che per la città sono tutti incubi.
C'è un sindaco che ai cittadini che protestavano per il taglio degli accompagnatori sul bus che porta i bambini a scuola, avrebbe detto (secondo testimonianze dei presunti) che faceva loro una cortesia ad ascoltarli. Forse non sapeva di avere di fronte coloro che contribuiscono a pagare la sua indennità di primo cittadino. C'è un Pdl dilaniato da una guerra intestina di piccolo cabotaggio. C'è una Lega che chiede una badante per l'ingegner Viola che, oberato dagli appalti, sbaglia le procedure e finisce indagato. Non si chiede però, il Carroccio, per quale ragione il povero Viola sia così oberato. L'opposizione, a parte alcune lodevoli eccezioni, urla e strepita. Ma al dunque getta la spugna. E la mortadella, a palazzo Cernezzi, scorre a fiumi.
Francesco Angelini

Francesco Angelini

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