Martedì 04 Ottobre 2011

Como, rotto il legame tra economia e politica

Il vento è cambiato. Lo si è capito in primavera, con le amministrative di Milano e Napoli. Poi è cambiato ancora ed è scattato l'assedio degli industriali al governo, lanciato dalla Marcegaglia («Berlusconi faccia le riforme o se ne vada») e culminato nell'affondo a tutto campo diDella Valle («politici, ora basta»), che non ha risparmiato nemmeno il Pd. Anche Como, dal suo eremo nel Profondo Nord, vive un momento di grande fibrillazione.
Il malcontento nei confronti di chi ci amministra ha radici antiche, che hanno trovato nuova linfa nello sciagurato governo della città di questi anni. Certo, però, che stiamo assistendo a qualcosa di inedito: il mondo economico non si nasconde più e dice a chiare lettere di non sentirsi rappresentato da certa politica. Lo hanno scritto nero su bianco 14 associazioni ad agosto («anni di litigi, incomprensioni e immobilismo hanno fatto perdere al nostro territorio opportunità preziose») e lo hanno ribadito Confindustria, Confartigianato e i costruttori dell'Ance a settembre, esprimendo tutto il loro malcontento per la manovra e la politica del governo Berlusconi. È evidente che anche a Como una parte del mondo economico e della società civile non si sente più rappresentato da chi ci amministra e, in qualche caso, dalla politica tout-court. Lo strappo è sotto gli occhi di tutti e trova riprova, se ce ne fosse bisogno, nel fiorire di liste civiche (da Vierchowod a Peronese, da Rapinese a Forza Como), che si vanno a sommare ad altri soggetti estranei alla politica tradizionale (da Paco a Per Como).
Nel 2012 i comaschi sono chiamati a scegliere nuovi rappresentanti cui affidare le sorti del capoluogo e della Provincia e gioco forza, anche in virtù dell'addio di Bruni e Carioni, si annuncia un grande rinnovamento.
In queste settimane è sensazione diffusa che il dibattito, prima ristretto alle segreterie di partito, sia straripato in città: nei salotti, nei bar, tra le categorie economiche, nelle associazioni. Spuntano scenari, nomi e protagonisti nuovi. E questo è un bene. Per la prima volta, dopo tanto tempo, un territorio come il nostro sembra sul punto di prendere il coraggio a due mani per giocarsi il futuro in prima persona, senza delegarlo esclusivamente alla politica, che ha dato in questi anni una pessima prova. Ben venga, quindi, la fibrillazione che accompagna il florilegio di liste civiche. Ben venga, la caccia al nuovo. Ben venga l'insicurezza dei partiti tradizionali, foriera (speriamo) di scelte migliori per i futuri amministratori. E ben vengano le primarie, già fissate a novembre per il centrosinistra, ma ancora in forse nel centrodestra.
Che sbocco può avere questa estate convulsa che sembra non voler finire? Non è facile dirlo, anche perché il vento continua a cambiare e non si capisce davvero più nulla. Intanto registriamo il dato positivo di una vivacità che si credeva ormai morta e sepolta. Ma non possiamo fare a meno di auspicare un secondo passo decisivo: messi da parte i (legittimi) piagnistei la parte migliore di Como smetta di delegare il suo futuro alle segrete stanze dei partiti e butti nella mischia chi ha idee e progetti. Volti nuovi, gente onesta e capace ma, soprattutto, che ami la nostra città. Di questo hanno bisogno Como e il suo territorio, non di pirati o avventurieri.

Emilio Frigerio

Emilio Frigerio

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