Martedì 11 Ottobre 2011

Quando l'imprevisto era prevedibile

Tutta una questione di mentalità, forse anche di cultura. C'è chi - e capita soprattutto all'estero - dalle emergenze ama farsi prendere di sorpresa. È gente che se ne va in giro così, senza un pensiero, o forse con pensieri diversi, e quando gli accade un imprevisto è perché non lo ha previsto. Banali come sono, queste persone si attaccano al significato intimo dell'espressione: per loro, una cosa è imprevista solo se non la si può prevedere o comunque se non la si è prevista.
Dalle nostre parti, lo sappiamo, le cose vanno diversamente. Gli imprevisti, a noi, piace prepararli prima. Li coccoliamo, li nutriamo, li mettiamo a punto e infine li lasciamo lì, pronti da scartare come regali a Natale. Potremmo arrivare a dire che, da noi, le emergenze più impreviste sono proprio quelle previste per tempo. Prendiamo la faccenda del censimento. Da tempo si sapeva che, con lo scoccare del 9 ottobre 2011, la grande conta voluta dall'Istat avrebbe lanciato la sua offensiva. Ogni “intestatario” aveva ricevuto a casa il suo bel plico. I patti erano chiari: potevamo studiare i questionari, potevamo perfino compilarli, avevamo il tempo di stabilire se la caldaia fosse a metano o a carbon fossile, se la connessione Internet andasse considerata Dsl o diesel, ma per quanto riguardava la consegna - capito tutti? - si poteva, anzi si doveva, provvedere solo a partire dal 9 ottobre.
Ebbene, il 9 ottobre è arrivato - annunciatissimo da ogni calendario - ma l'operazione censimento si è rivelata un flop o, se preferite, un fallimento, un disagio inspiegabile (se non, come si è fatto qui, con il paradosso) e per questo tanto più irritante. A Como, il Comune ha pensato bene di aprire, per buona parte della mattinata, un solo sportello, salvo ritrovarsi a fronteggiare una massa tumultuosa di censiti. In Posta, neanche parlarne: il meccanismo preposto alla conferma della ricezione è andato in panne. Le avvisaglie si erano viste già domenica mattina, quando gli avanguardisti della tecnologia si erano precipitati a compilare il modulo on line: dopo qualche paziente (?) tentativo, gli utenti si erano dovuti arrendere davanti all'ennesimo messaggio di errore. «Troppi contatti: il sistema è andato in tilt», hanno subito spiegato all'Istat, aggiungendo: «D'altra parte, chi se l'aspettava?»
Sì, perché la scusa per questa annunciatissima emergenza è stata proprio questa, in Rete come al Comune, in Posta come all'anagrafe: chi se l'aspettava che i cittadini, come tanti automi, si presentassero in massa proprio il primo giorno? Ragazzi, rilassatevi: abbiamo detto 9 ma intendevamo 10, anzi 11 o addirittura 12. Facciamo così: ci vediamo il mese prossimo. E invece, ancora una volta i cittadini hanno preso in parola gli organizzatori di un servizio pubblico, dimentichi delle infinite volte in cui, in circostanze simili, sono stati traditi. Era stato chiesto loro di rispondere a un censimento e ora ci si lamenta perché lo hanno fatto troppo in fretta, con troppa diligenza e perché, come è umano, desideravano sbrigare la pratica il prima possibile per poter passare ad altro. Dove con “altro” si intende la vita di tutti i giorni: quella che richiede cura, attenzione, impegno e sacrificio perché non si trasformi in un costante e rovinoso imprevisto. Ma è un concetto, questo, che gli organizzatori di emergenze non possono comprendere.

Mario Schiani

Mario Schiani

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