Se il camorrista
vuole imitare Clooney

Forse è solo una questione di soldi. O forse c'è dell'altro. Sì, certo, acquistare una villa sul lago è un ottimo investimento, ma è possibile che nella scelta di Giuseppe Felaco, esponente di primo piano di un clan camorristico, abbiano giocato altri fattori. Può darsi che Felaco sia rimasto folgorato da un tramonto sul lago di ritorno da una gita in battello (con pranzo a bordo, s'intende). Più probabile che lui, come migliaia di altri vip, sia caduto nella rete dell'effetto Clooney. Fa impazzire l'idea di avere una casa qui e magari venirci un paio di weekend all'anno blindandosi in casa e al più concedendosi un giretto sul Riva tirato a lucido. Per i milionari del pianeta una villa sul lago di Como è oggi molto più di uno status symbol.
È un piccolo traguardo esistenziale, ciò che ai loro occhi dà la misura dell'essere arrivati. Innanzi tutto dal punto di vista economico. Un po' come, prima della crisi, capitava alle famiglie comuni con la seconda casa a Bormio. La villa nel paradiso dei vip è il segno, concreto, di essere entrati nei club dei ricchi, di avere accumulato potere e ricchezza tali da campare a vita nel lusso. Ma c'è anche una soddisfazione più sottile perché il Lario non è mica la “cafonissima” Costa Smeralda. Qui la ricchezza ha un sapore per palati fini e il fascino del paesaggio è un misterioso risultato di natura e cultura. Poterlo comprendere - così deve pensare un vip o potenziale tale - è virtù di pochi eletti, anche dal punto di vista spirituale.
Il resto è la storia di come va il mondo. Un tempo soggiornavano sul lago Churchill e Adenauer, musicisti e intellettuali. Oggi arrivano Shakira e Pique, Brad Pitt e Angelina Jolie e da ultimo Robert Pattinson, quello della saga di Twilight. Da Bellini al jet set dello spettacolo e ai calciatori, pochi per la verità. Ci ha provato Berlusconi ma gli è andata male e s'è dovuto accontentare di Villa Campari a Lesa, sul Lago Maggiore. Bella sì ma vuoi mettere con il Lario? Pure Wanna Marchi, a suo tempo, si era tolta lo sfizio di un appartamentino in un residence. Un tempo c'erano tedeschi e americani. Poi sono arrivati i russi con il loro fare spavaldo da "compro tutto io". Quelli che quest'estate ci hanno umiliato portandoci via Eto'o nel giro di un fine settimana. Ora, dicono gli esperti, sono in arrivo i cinesi che non si sentono né si vedono ma fanno sul serio se è vero che sono stati in trattativa per la settecentesca Villa Passalacqua a Moltrasio (un affare da 50 milioni). Il futuro è loro. Non i cinesi dei centri massaggi e dei ristorantini con quelle orribili lanterne di carta appese all'ingresso. Sul lago fanno incetta di immobili imprenditori di Shanghai, di Beijing, dello Yunan e dello Zhejiang. Industriali. Proprietari di catene commerciali. Detentori di pezzi importanti dei mercati dell'energia.
La bellezza premia i ricchi e le compravendite delle ville sul lago sono un bel termometro per capire come si stanno distribuendo il denaro e il potere nel mondo. Non sorprende, se questa è la premessa, che pure i capoclan si siano fatti avanti. Solo che un tempo, tanto clamore sul lago provocava a chi è nato da queste parti, stupore e un pizzico di orgoglio. Oggi l'effetto Clooney, perlomeno per le persone comuni, è di una noia mortale e crea talvolta vero fastidio. Speriamo che l'effetto passi presti, resti Clooney (non il capoclan). E soprattutto ci resti il lago.
Enrico Marletta

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