Como: scene di lotta nel centrodestra

Scene di lotta (e neppure di classe) nel centrodestra comasco. Mentre si avvicina una consultazione elettorale che interessa la Provincia e i tre Comuni di Como, Cantù ed Erba, la situazione nella due principali forze della maggioranza uscente è carica di incertezze. Nel Carroccio comasco è arrivato il riverbero della resa dei conti avviata tra il cerchio magico bossiano e i maroniani rampanti. Pare avrà ricadute pesanti sulla scelta delle alleanze e delle candidature a Erba e Cantù.
Il Pdl si avvia verso un probabile congresso (da quelle parti su queste cose non si sa mai) che il coordinatore provinciale, il senatore Alessio Butti, vorrebbe unitario. Ma non sarà facile comporre tutte le tessere del mosaico. Anche perché le tessere sono soprattutto quelle di iscrizione al partito. E, al di là delle smentite di prammatica, la corsa ad accaparrarsele tra le due fazioni in lotta (una fa capo allo stesso parlamentare con la componente ciellina, l'altra al rinnovato asse Pozzi-Rinaldin) è già entrata nel vivo.
I detrattori di Butti sussurrano che il leader provinciale del partito vorrebbe unità ma sul suo nome. Altrimenti potrebbe anche tentare di far slittare l'appuntamento alle calende greche.
Chi lo sa. In un partito in cui, a livello di alleanze, si balla la quadriglia (che ci facevano i liberal Alessandro Colombo e Paolo Gatto alla convention della componente del senatore?), del doman non c'è certezza.
Il problema è che il doman coincide con le elezioni amministrative e una quadra dovrà pur essere trovata sul candidato sindaco di una Como che forse non è più così disposta a continuare ad essere il Mugello del centrodestra. Qui l'affare si ingrossa. E le strategie divergono. Per venirne a una, si potrebbero anche indire le primarie. Butti non le ha escluse anche se, con ogni probabilità, vorrebbe evitarle e chiudere la partita su un nome abbastanza autorevole da stoppare discussioni e ribellioni. Questo nome, però, ad oggi, non c'è. Ci sono stati sondaggi nella società civile, l'unica strada percorribile per bypassare le fratture. Ma al massimo è stato strappato qualche nì poco convinto.
Bisogna vedere poi se gli aspiranti candidati già in pista per conto loro, saranno disposti a farsi da parte. Da questo orecchio, ad esempio, non sembra sentirci Sergio Gaddi. L'assessore alla Cultura e al Bilancio del Comune vuole la promozione al cadreghino più alto. E visto che nel partito comasco trova per lo più orecchie da mercante alle sue profferte eccolo puntare su Roma. Anzi su Romani, il ministro da tempo in ottimi rapporti con l'amministratore-attore lariano.
Difficile però che Gaddi possa essere imposto dall'alto a Butti. Allora il congresso potrebbe rappresentare un passaggio cruciale in questo senso a seconda di chi prevarrà.
Non c'è però solo l'uomo delle mostre e dei conti in lizza. Umberto D'Alessandro, ex assessore ora collocato ai vertici di Acsm-Agam (che dovrà lasciare per il turn over con la componente di Monza) negli ultimi tempi non manca a un taglio del nastro o a una cerimonia pubblica. Sogna di ritornarci tra qualche mese con la fascia tricolore. Attivo anche Alessandro Colombo, gran ballerino della quadriglia interna al partito.
Alla fine, però, il nome che uscirà dal magmatico cilindro del Pdl, potrebbe essere un altro. Certo, non sarebbe male che oltre alle tessere, alle ambizioni, alle lotte non di classe interne, qualcuno pensasse che ci sono una città e un territorio da rilanciare.

Francesco Angelini

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