Martedì 25 Ottobre 2011

Perego e l'amianto Troppi misteri

Di chi è l'ospedale Sant'Anna e chi lo ha costruito veramente? Una volta sarebbe stato facile rispondere a domande di questo genere, ma ora, mentre i testimoni parlano di veleni sepolti da Perego Strade sotto il gioiellino della sanità pubblica, districarsi su mandanti, controllori e committenti diventa difficile perfino per la magistratura. L'ospedale è della Regione, certo, ma la sua stazione appaltante, Infrastrutture Lombarde, ha sottoscritto una concessione con un soggetto, «Progetto Nuovo Sant'Anna», dove compare di tutto, dalla Telecom a società di costruzione partecipate da fiduciarie lussemburghesi, dietro le quali chissà chi si nasconde, cosa non bella quando si fanno affari con i fondi pubblici.
Ci facciamo queste domande perché ora che in un processo imbastito dalla Divisione antimafia salta fuori, chiaramente, che sotto il Sant'Anna c'è un po' di tutto, diventa difficile stabilire chi ha fatto lavorare Perego Strade, in quel cantiere.
C'è da domandarsi anche chi ha fatto lavorare quell'azienda al grande rondò di Lurago d'Erba e chi nel cuore di Como, nell'industria dismessa della Ticosa, per restare ai grandi appalti pubblici degli anni più recenti. Opere importantissime di una bella provincia del Nord e cantieri passati indenni alla normativa antimafia, sebbene il titolare della Perego si fosse consegnato mani e piedi, secondo la magistratura e decine di testimoni, alla criminalità organizzata calabrese e ai sui traffici loschi di terra, rifiuti, veleni, gestiti con le pistole e quando serve anche con il sangue.
Come hanno fatto, il signor Perego e i suoi mandanti malavitosi, a salire tanto in alto?
Dov'erano i controlli antimafia?
Sono soltanto cartaccia, come ha provato a dire quell'antipatico del ministro Brunetta rischiando il linciaggio?
Se la nostra Repubblica è ancora sana nei suoi fondamentali, il ministro si sbaglia, perché assieme ai certificati che vorrebbe abolire ci sono anche le informative riservate di polizia e dei servizi di informazione, che dovevano sapere con chi passava la sera il signor Perego prima di cospargere di veleno la Brianza, la città e il suo ospedale.
Anche per questo, quando Infrastrutture Lombarde afferma di aver «effettuato tutte le verifiche amministrative previste dalla normativa vigente in materia di appalti pubblici», noi non ci rassegniamo. Serve un modo più trasparente di gestire gli appalti pubblici. Perché se un signor Nessuno ha fatto tanta strada al fianco della 'ndrangheta, vuol dire che qualcosa di molto inquietante è accaduto.
C'è il sospetto che la degenerazione della politica, nella nostra provincia e nella nostra regione, abbia aperto spazi a forme di collateralismo tra gruppi di potere e di pressione e la malavita che una volta inquinava soltanto la gestione della cosa pubblica del Sud. È un sospetto che emerge dalle carte dei processi, quello di infiltrazioni sempre più velenose, sempre più in alto. Speriamo che a smentirci non siano soltanto le sentenze, ma anche la politica.

Mario Cavallanti

Mario Cavallanti

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