Lunedì 02 Gennaio 2012

I cristiani muoiono
e l'Occidente tace

Il giorno di Natale in una sperduta chiesa nel quartiere di Madale, alla periferia della città nigeriana di Abuja, una tremenda esplosione faceva strage di cristiani. Quaranta morti. Altre due eplosioni a Jos e a Gadaka, facevano altre vittime. Gli attentati venivano rivendicati dal gruppo islamico Boko Haram che ha il dichiarato obiettivo di instaurare lo stato islamico nel più popoloso paese africano, con una rigida applicazione della sharia. L'arcivescovo John Olorunfemi Onaiyekan ha lanciato un appello al mondo perché la sua gente non venga lasciata sola.
Solo Benedetto XVI ha alzato forte la sua voce per condannare gli attentati e per rinnovare la sua vicinanza ai cristiani che nel mondo sono vittime di "persecuzione" e "martirio". «Come nell'antichità - ha detto il Papa - anche oggi la sincera adesione al Vangelo può richiedere il sacrificio della vita e molti cristiani, in varie parti del mondo, sono esposti a persecuzioni e talvolta al martirio». E proprio ieri il Santo Padre ha ricordato come «il mondo ha bisogno di pace come è più del pane».
Ma l'appello del Papa è rimasto isolato. Mentre gli africani hanno saputo dire con il loro sangue che la fede in Cristo e l'unità della Chiesa, valgono più della vita, l'Occidente e l'Europa, al di là delle tiepide condanne, hanno sostanzialmente taciuto. L'Occidente e l'Europa hanno rinunciato a capire che il martirio dei cristiani in Nigeria e in altre parti del mondo, è una grande risorsa per riprendere un cammino di fede e di speranza. La morte di cristiani inermi è la risposta più evidente alla colpevole debolezza di un'Europa che ha rinunciato ad affermare le proprie origini cristiane.
Non c'è solo la Nigeria a versare sangue innocente. Le cronache raccontano delle angherie della polizia cinese contro i volontari cristiani che si apprestavano a festeggiare il Natale. In Iraq autobombe hanno preso di mira la chiesa caldea a Bagdad e a Mosul. In Terra Santa i cristiani sono minoranza delle minoranze e questa condizione li espone ad ogni tipo di discriminazioni. I cristiani che festeggiano il Natale in Corea del Nord, Sudan, Turkmenistan, Afghanistan, Indonesia, sono soli, testardi, poveri e perseguitati.
Ci sono cifre che fanno tremare. Secondo il principale centro di statistica religiosa, l'americano "Center for Study of Global Christianity, i martiri cristiani dalla nascita di Gesù ad oggi, sono stati settanta milioni, di cui quarantacinque milioni concentrati solo nel XX secolo. Secondo questo studio i cristiani uccisi nel mondo per la loro fede sono 105.000 all'anno, cioè uno ogni cinque minuti. Se non si gridano al mondo le cifre della persecuzione dei cristiani, se non si ferma questa strage, se non si riconosce che la persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa, il dialogo tra le religioni rischia di produrre solo noiosissimi convegni e null'altro.
In India, Namrita, una bimba Dalit di 10 anni sfigurata dagli estremisti indu durante la campagna di bombe condotta in Orissia, confessò in un'intervista: "Natale è per me il tempo in cui ringraziare Gesù Bambino che mi ha salvata dal fuoco ed ha salvato la mia faccia, che era sfigurata e ferita. Se Dio ha salvato me, potrà salvare anche altri cristiani".
Sarà proprio la fede di Namrita a salvare il mondo. A salvare anche quell'Occidente che oggi tace e volge lo sguardo altrove.
Massimo Romanò

Massimo Romanò

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