Mercoledì 11 Gennaio 2012

La mafia fa affari soprattutto al Nord

Non pensi mai che possa accadere, dici sempre che sono cose di laggiù ed è sbagliato». L'amara constatazione masticata a denti stretti da un'amministratrice del profondo Nord, scottata suo malgrado dalla 'ndrangheta, è una verità ormai inoppugnabile e indiscutibile. Al punto che il grido d'allarme lanciato ieri, a Roma, da Sos Impresa, che ha stimato in 140 miliardi il fatturato annuo di Mafia Spa, non può essere certo relegato nel cassetto «affari altrui». Se la criminalità organizzata, clan calabresi in testa, ha raggiunto un giro d'affari che fa impallidire le più grosse aziende italiane e che costituisce addirittura il 7% del prodotto interno lordo nazionale è perché è qui, alle nostre latitudini, che ha insediato le proprie unità "produttive", a cominciare dal traffico di droga.
Si stima per difetto che al Nord, da sola, la 'ndrangheta commerci ogni mese ben 4000 chili di coca pura. Ma a far impennare le quotazioni dell'anonima investimenti sono soprattutto gli affari che i clan riescono a concludere alle nostre latitudini, dove parlare di infiltrazioni ormai è quantomeno riduttivo. La criminalità organizzata è infatti una presenza costante, invadente e asfissiante nel tessuto economico del Nord.
Uscito ormai da decenni dall'ovile, il boss oggi preferisce il doppiopetto alla coppola e, pur non disdegnando la lupara, si dà un tono da broker. E falsa le regole del mercato. Ne sanno qualcosa in Brianza, dove la storica Perego Strade è stata gestita per anni e poi mandata a gambe all'aria dai boss venuti dalla Calabria. A Lecco, dove già gli anni Novanta avevano dato un assaggio non solo della violenza ma anche del potere economico delle cosche, svelato dall'operazione Wall Street. A Sondrio, dove i mezzi di movimento terra dei clan puntavano ai lavori per la variante di Morbegno della Statale 38. A Varese, dove le mafie non solo hanno investito ma - come ben sanno nel Parco del Ticino - anche sotterrato rifiuti tossici. A Como, dove i camion dell'infiltrata Perego hanno scaricato amianto e chissà cos'altro sotto l'ospedale Sant'Anna. A Ponte Tresa, dove in cambio di una dose di cocaina una ragazza ha venduto il passaporto del padre agli uomini delle cosche, documento poi usato per aprire società svizzere dedite al riciclaggio del denaro sporco della mala in grande stile. Il tutto con l'aiuto di un legale con studio con vista sulla Madonnina.
«Se devi investire qualche centinaio di milioni - diceva Salvatore Borsellino - puoi comprare un ristorante, una villa, un negozio. Beni che restano sotto i tuoi occhi. Ma se devi muovere pacchi di miliardi ci sono pochissime persone a cui puoi rivolgerti e sono sempre le stesse». Volenterosi e facoltosi schiavi dei mafiosi pronti a drogare il mercato, avvelenare i nostri terreni, affossare la concorrenza con la strategia del terrore, riutilizzare i soldi sporchi per falsare l'economia, manovrare il mercato del lavoro.
Scrive Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, nella sua relazione: «La Lombardia si conferma la regione del nord Italia che registra il maggior indice di penetrazione nel sistema economico legale dei sodalizi criminali». Segui i soldi e troverai le cosche. Non a Platì, non a Gela, non a Casal di Principe ma un passo oltre lo zerbino di cosa nostra. Pardon: casa nostra.

Paolo Moretti

Paolo Moretti

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