Martedì 31 Gennaio 2012

Scuole e famiglie La tassa occulta

Nelle scuole tornano a risuonare gli articoli della Costituzione. Ma non nelle ore di educazione civica (eterna cenerentola dei programmi didattici), bensì nei consigli di istituto, dove capita di discutere idee sempre più "creative" per risollevare i bilanci orfani dei finanziamenti statali "vecchia maniera". Idee che hanno un minimo comun denominatore: fare aprire il portafogli alle famiglie.
Premesso che, da genitore, spendo volentieri quando si tratta di favorire la cultura e l'istruzione di mio figlio, in più di un'occasione è tuttavia capitato anche a me di fare appello al testo costituzionale. Ovvero al secondo comma dell'articolo 34 secondo cui «l'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita». Perché? Non certo per risparmiare 10 - o cinquanta - euro, che ormai non bastano più neanche per fare un pieno all'automobile, ma per delle questioni "di principio". E se i principi non si fanno valere nella scuola, che dovrebbe insegnarli... Ma arriviamo a quelli inderogabili: per prima cosa un contributo volontario, qual è quello chiesto alle famiglie dalla maggioranza delle scuole (fa eccezione la "tassa" per il funzionamento di alcuni laboratori) deve essere realmente tale, ovvero accompagnato da un'adeguata spiegazione da parte dell'istituto e dal rilascio di una ricevuta, che tra l'altro ne consentirebbe la deducibilità nella dichiarazione dei redditi.
Oltre a queste, c'è una ragione superiore per cui i soldi chiesti alle famiglie, da parte della scuola statale, devono essere esplicitamente volontari e non surrettiziamente obbligatori: perché c'è anche chi non può pagare, come quel papà, che con grande imbarazzo, ma anche non poco coraggio e dignità, qualche giorno fa, aspettando l'uscita dei bambini da una scuola di Como, chiedeva a un altro genitore un aiuto per pagare una bolletta. E scopriva che quell'altro non era messo tanto meglio. Già, in tempi di crisi queste situazioni sono meno rare di quanto si pensi, purtroppo. E a scuola ci deve poter andare, senza sentirsi in alcun modo discriminato, anche il figlio di chi ha perso il lavoro.
A riaccendere i riflettori sui contributi delle famiglie ci ha pensato l'iniziativa ministeriale "Scuole in chiaro", che ha reso a portata di clic, sul sito del Miur, i bilanci degli istituti. Che quelli statali, a Como, ricevano contributi privati che vanno dall'11 all'82%, con una media attorno al 40%, è un segno dei tempi. Ma non necessariamente negativo. Dietro quelle cifre, a volte, ci sono genitori spremuti come limoni, ma non sempre. Per fortuna, in qualche scuola comasca, pur essendo i consigli di istituto formalmente impotenti rispetto a quelli delle parigrado inglesi (per citare un esempio interessante da seguire), cominciano a farsi largo idee e proposte realmente "creative" e "innovative" per raddrizzare i bilanci. Dalla raccolta di sponsor tecnici, alla messa a reddito delle aule che possono essere affittate in orario extrascolastico, fino a contributi dei genitori davvero volontari e dati col sorriso: quello strappato da una commedia messa in scena dai genitori medesimi (a Como Borghi) o di un cineforum organizzato in orario pomeridiano (a Como lago). E sicuramente ci saranno anche altri esempi che andrebbero pubblicizzati e imitati. Per innescare un circolo virtuoso.

Pietro Berra

Pietro Berra

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