Lunedì 06 Febbraio 2012

Como, Pdl di lotta
Non di buon governo

Se non fossero "pocos", si potrebbe mutuare in toto la definizione di Montanelli sulla sinistra italiana. Un motto a sua volta riciclato dalle parole di Carlo V davanti ai suoi sudditi sardi. Ma che siano "Locos y mai unidos", cioè bizzarri e divisi è incontestabile se si parla del Pdl comasco.
L'assenza del "pocos" diventa fondamentale. Sono infatti parecchi simpatizzanti del partito di Berlusconi dalle nostre parti. Lo dimostrano le percentuali ottenute nelle elezioni dal 1994 (prima apparizione di Forza Italia dalle nostre parti) ad oggi che hanno immortalato il territorio comasco come il Mugello del centrodestra. Tutto questo consenso, però, non è servito a costruire le fondamenta di un partito che, una volta uscito dalla fase embrionale dei club originari, sì è sempre caratterizzato come una tenzone fra bande.
Un movimento più di lotta (intestina) che non di governo. Le vicende di questi giorni non fanno che confermarlo. Il congresso provinciale è stato rinviato perché le risse interne non consentivano di celebrarlo. Soprattutto con le elezioni comunali nel capoluogo alle porte. Proprio l'imminente consultazione amministrativa è la miglior cartina di tornasole dell'ammaccato partitone comasco.
Reduce da un'esperienza di governo disastrosa, con un Comune paralizzato da divisioni e dabbenaggini di ogni genere, dopo una serie di pezzi più o meno pregiati perduti in Consiglio comunale, ci si sarebbe attesi da una forza che si candida legittimamente al governo della città, una reazione all'altezza del prestigio politico ed elettorale.
Invece, a pochi mesi dalle urne, il Pdl non ha ancora un candidato per sostituire l'impresentabile (e non solo perché ha già compiuto due mandati da sindaco) Stefano Bruni.
Il percorso intrapreso per arrivare al dunque è stato pieno di inciampi. E non è detto che sia finita. La scelta delle primarie per individuare il candidato sindaco è imposta dall'alto e sembra più subìta che condivisa da una fetta importante del Pdl locale. E non è detto che l'esito sia quello auspicato da chi manovra per imporre una soluzione. Lo scontro interno al partito non è su visioni politiche contrastanti. La lotta è caratterizzata da personalismi, giochi di potere e ambizioni. Tant'è che le alleanze interne cambiano a seconda delle opportunità come se il partito ballasse la quadriglia. Il consigliere regionale ed ex vice coordinatore provinciale Giorgio Pozzi è in guerra con il numero uno del movimento a livello locale, il senatore Alessio Butti con cui era alleato. Il sindaco di Como, Stefano Bruni, risulta tra i firmatari di una contestata raccolta di firme contro il ritorno di Pozzi al vertice del Pdl lariano. Una scelta impensabile fino a pochi mesi fa. C'è da farsi venire un mal di testa tale da consumare una farmacia di cachet se si vogliono seguire le varie contorsioni interne al Pdl con i conseguenti cambi di casacca. E c'è da chiedersi se gli ultimi disastrosi cinque anni di amministrazione del Comune di Como (e in parte anche in Provincia) sarebbero stati diversi con un partito di maggioranza (relativa ma molto ampia) più solido alle spalle. Prima di tornare a chiedere il voto ai comaschi, sarebbe opportuno chiarirsi un po' le idee all'interno. A prescindere dal congresso.
Francesco Angelini

Francesco Angelini

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