Martedì 07 Febbraio 2012

La sfida del tessile
alla crisi e ai mercati

  Il gelo siberiano di questi giorni sarà spezzato, almeno all'interno dei padiglioni del Portello dove oggi si apre Milano Unica, dal tripudio di stampe e di colori che vedremo sulle passerelle della primavera-estate 2013.
È un bel segnale di vitalità del tessile comasco che alla tradizionale fiera milanese dedicata alle produzioni di qualità porta all'attenzione dei buyer internazionali parecchie novità. Segno che il distretto ha raccolto con convinzione la sfida sull'innovazione del prodotto e nel tempo ha saputo far tesoro delle competenze indubbie nella lavorazione della seta, per applicarle a fibre meno nobili, ma più richieste dal mercato. Tradizione e innovazione che, sposate a creatività e qualità, sono gli unici ingredienti che permettono di rimanere sul mercato.
Archiviato un 2011 che ha registrato una crescita del 10%, il tessile in questo momento sta facendo i conti con previsioni tutt'altro che rosee per il 2012: consumi interni bloccati e mezza Europa a rischio recessione. Unica ancora di salvezza, l'export che ha permesso a molte aziende comasche di rimettere parzialmente a posto i conti dopo la grande crisi del biennio 2008-2009.
Restare da protagonisti su un mercato così grande non è facile. Servono energie e risorse eccezionali. Eppure c'è un intero sistema che sta raccogliendo la sfida. La prossima settimana Premier Vision a Parigi, considerata la vetrina per eccellenza del tessile dell'elite, i comaschi saranno presenti con una folta rappresentanza. Il termometro per capire che 2012 ci attende, lo darà la consistenza del portafoglio ordini che i comaschi riusciranno a portare a casa dai giorni di trasferta sul suolo francese.
A marzo, poi, nove aziende voleranno in Cina per partecipare alle due tappe di Milano Unica nel Celeste Impero. Andare a vendere la seta (di qualità) ai cinesi, la scommessa tutt'altro che facile, ma denota un cambio fondamentale di mentalità: la consapevolezza dei setaioli comaschi di poter competere battere la concorrenza cinese non sui numeri ma sull'eccellenza. Pochi giorni ha fatto ritorno a casa il gruppo di ambasciatori del made in Como che ha saggiato le potenzialità del mercato dell'America Latina per le produzioni di tessuto destinato all'intimo e alla moda mare. I segnali che hanno portato sono incoraggianti.
Lo stesso stanno facendo gli imprenditori del legno arredo che viaggiano vorticosamente per il mondo per consolidare i rapporti con gli storici clienti e scoprire nuovi mercati. Un attivismo senza pari, a dimostrazione che la capacità di reazione dell'economia comasca c'è, ma naturalmente va adeguatamente sostenuta. Da parte di tutti. C'è un sistema bancario a cui gli imprenditori chiedono di non essere miope e tornare a valutare non solo con i numeri la bontà di un'azienda. Manca, e questa è l'eterna nota dolente, un mondo politico e amministrativo all'altezza di tempi. Che ha fatto del traccheggiamento, dell'indecisione e dell'approssimazione, la cifra quotidiana del proprio agire. Certo, toccherà pagare ancora pegno a una crisi che non sembra finire mai. Qualche nome più o meno illustre cadrà sul campo, causa qualche errore o ritardo nel reimpostare la rotta. Ma nuovi imprenditori avanzano. A ComoNext c'è una buona fucina di idee, l'unico rischio è che le difficoltà di reperire i soldi per fare il grande salto, tarpi loro le ali ancora prima di volare.
Elvira Conca

Elvira Conca

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