Giovedì 23 Febbraio 2012

Como, Gaia e gli altri
che non si arrendono

Si è quello che si ha il coraggio di essere. A ventuno anni Stephen Hawking era già laureato, ma quando arrivò a Cambridge per perfezionare gli studi, e ritagliarsi un posto nel mondo degli scienziati che contano, si accorse che le mani e le gambe non rispondevano più agli impulsi del suo cervello. A 43, quando nonostante tutto era diventato un professore di fama internazionale, la malattia gli ha rubato anche la voce. Eppure ora che ha appena compiuto settant'anni, parla (e scherza) ancora con il suo sintetizzatore vocale e magari riuscirà anche a tenere l'agognato discorso all'Accademia di Svezia, se si decideranno ad assegnarli il premio Nobel, ora che proprio un fisico comasco, Daniele Faccio, ha trovato (e pubblicato sulle maggiori riviste internazionali) la via per dimostrare le due rivoluzionarie teorie sui buchi neri. Hawking è un grande esempio per tutti noi. Ma per Gaia è qualcosa di più: un modello da seguire. Chi è Gaia? Una dei 68 studenti disabili che frequentano l'Università dell'Insubria. Per lei, paraplegica, gli ostacoli da superare non sono soltanto quelli dati dallo studio e dagli esami. Intanto deve raggiungere l'ateneo partendo da Villa Guardia, poi ha la necessità di studiare su appunti che non è fisicamente in grado di prendere.
La buona volontà è importante, ma non basta. Ce lo insegna proprio quel genio di Hawking, che se negli ultimi 35 anni ha potuto comunicare verbalmente con i suoi studenti e con il mondo, lo deve anche a quell'oscuro tecnico di Cambridge che costruì per lui il sintetizzatore vocale in grado di trasformare in suoni le parole che scrive su un apposito computer. E, non a caso, quando il mese scorso gli hanno chiesto di esprimere un desiderio per il suo settantesimo compleanno, Hawking ha auspicato, scherzando ma non troppo, di trovare un tecnico che si occupi della manutenzione della sua sedia a rotelle e dell'ausilio che gli consente di comunicare.
Allora è una notizia, e una notizia importante, il fatto che l'Università dell'Insubria abbia attivato anche a Como una serie di servizi (dal trasporto al tutoraggio) per Gaia e per gli altri studenti che hanno difficoltà analoghe alle sue. È un segno di civiltà. Peraltro in controtendenza rispetto ai tagli operati a livello nazionale sugli aiuti alle persone non autosufficienti. E varrebbe la pena di rispolverare l'idea di un fondo ad hoc per favorire lo studio e la ricerca scientifica dei disabili gravi. Idea che era balzata sui giornali nel 2007, dopo che Rai Uno aveva mandato in onda un film sulla vita dell'Hawking italiano": Fulvio Frisone, fisico siciliano affetto da tetraparesi spastica.
Proprio la storia di Frisone è emblematica di quello che dovrebbe essere il "primo comandamento bis": non arrendersi mai. Al terzo giorno di vita gli venne data l'estrema unzione e i medici pronosticarono per lui un'esistenza da vegetale. La madre, a sua volta traumatizzata dagli effetti devastanti di quel parto con il forcipe, non si è mai arresa e il padre si è addirittura improvvisato inventore per creare un ausilio (un casco con un'asta) che gli permettesse di interagire con il mondo. Quando compì sei anni, nessuna scuola lo volle. Ma le battaglie che i suoi genitori effettuarono per farlo accettare, non sono state vane. L'ultima conferma è arrivata, oggi, dall'ateneo comasco.
Pietro Berra

Pietro Berra

© riproduzione riservata

Tags