Giovedì 15 Marzo 2012

Como, gli invalidi
e lo Stato crudele

Umiliante. Inumano. Degradante. Questi tre aggettivi, probabilmente, non bastano per definire il trattamento riservato a un disabile grave nel momento in cui viene trascinato davanti a una commissione medica per il controllo dell'invalidità. Le parole di Ambrogio Luppi, pensionato comasco di 66 anni, fanno stringere il cuore.
«Mio figlio - racconta - ha 38 anni, soffre dalla nascita di tetraparesi spastica distonica, ma anche l'anno scorso è stato chiamato alla visita di controllo. È una vergogna».
Il signor Ambrogio, da quando è rimasto vedovo, si è fatto interamente carico del figlio, che assiste con amore e difende con ammirevole dignità. Una dignità che traspare in pieno dal racconto affidato alla collega Maria Castelli: «Era la terza volta che lo chiamavano al controllo. Mi sono davvero arrabbiato, così sono andato dal capo dell'Asl e gli ho detto: ma lo sapete che cos'è una tetraparesi spastica distonica? Non può migliorare». E sapete qual è stata la risposta? Che in tanti, in Italia, fingono di esser ciechi e guidano la macchina o di essere cardiopatici, salvo poi condurre una vita da sportivi. Tutto vero, come confermano quotidianamente i tanti abusi che rimbalzano sulle pagine dei giornali.
Ma il buon Ambrogio non chiedeva trattamenti di favore particolari. Cercava semplicemente un po' di umanità. Volete controllare lo stato di salute di mio figlio? Benissimo, è giusto.
«Ma almeno - si è permesso di rispondere, una volta varcato il limite dell'esasperazione - venite a casa nostra». Invece no, ha dovuto portare suo figlio ancora una volta davanti alla commissione. Prima lo accompagnava la moglie («ha fatto l'impossibile per il nostro ragazzo»), ma è scomparsa lo scorso anno. «E se io dovessi ammalarmi, chi provvede a mio figlio?», si chiede angosciato.
La storia di Ambrogio va al di là dei risultati del piano straordinario di revisione messo in atto a Como dall'Inps (1.916 persone controllate nel 2012, il 4,5% di pensioni revocate).
È il paradigma della fatica di vivere che avvelena tante famiglie, che già combattono un'eroica battaglia quotidiana. «Sono più di trent'anni che mi indigno per l'assurdità dei controlli sugli invalidi permanenti. Ma continuano...», ha detto ieri Pia Pullici, che ha dedicato la vita alle persone con disabilità. «Per le famiglie e per loro stessi - ha aggiunto - è un'umiliazione. È come se venisse messa in dubbio la loro situazione, come se fossero indegni di riguardo».
Esistono le norme e vanno rispettate, è vero. Come è vero che se si vuole sradicare definitivamente la mala pianta dei falsi invalidi l'unica via è quella dei controlli, che rappresentano uno strumento di garanzia per tutti. Ma la buorocrazia finisce per diventare ottusa, odiosa e vessatoria nel momento in cui non sa discernere tra buon senso e lotta all'abuso.
Al di là dei comportamenti dei membri delle commissioni mediche Asl, sicuramente degnissimi, c'è un tratto di umanità che lo Stato non può permettersi di perdere nei confronti dei più deboli, abbandonando al loro destino le persone con invalidità grave e le loro famiglie. È certamente meno strategico - in termini elettorali - delle battaglie contro l'Imu o delle minacce di rivolta fiscale tanto in voga in questi giorni, ma un cambio di rotta sarebbe qualificante per la statura morale del Belpaese.
A partire dalla garanzia delle visite di controllo a domicilio per le situazioni sanitarie più compromesse. Si dirà che non ci sono soldi per pagare le trasferte dei medici. È falso, i soldi si trovano. Altrimenti tanto vale abdicare. Uno Stato che dimentica il principio base dell'umanità verso chi soffre diventa vessatorio e crudele. In una parola, indegno.

Emilio Frigerio

Emilio Frigerio

© riproduzione riservata

Tags