Giovedì 15 Marzo 2012

Il dolore innocente
che chiede perché

  L'immagine del tunnel che si trasforma in una trappola mortale riporta alla mente paure antiche, il senso dell'attraversare il ventre di una montagna, a occhi chiusi, senza avere via di fuga. Non l'avrebbero potuta comunque avere i molti ragazzi che hanno trovato la morte, sul bus turistico che si è schiantato ad alta velocità contro la parete della galleria, nei pressi di una piazzola. Un urto violentissimo, come dimostrano i resti del bus completamente sventrato, ha portato il buio e la morte per ventotto persone, tra le quali ventidue sono ragazzi. Altri tre sono in coma e molti sono ricoverati in ospedale. La gioia e le emozioni che questi pre-adolescenti hanno raccontato quasi in diretta sul "diario" on-line della loro settimana bianca si sono trasformati nel dolore più straziante, in una tragica beffa del destino che ha fermato, contro il cemento della galleria, l'entusiasmo di una settimana trascorsa insieme, un tempo di amicizia e di gioco sulla neve, una settimana bianca che ha trovato il più tragico epilogo. La gioia è stata cancellata di colpo da uno schianto spaventoso e la forza dell'impatto contro quella parete viene confermato dal numero impressionante dei morti.
Le cause dell'incidente sono ancora tutte da verificare e si fanno ancora ipotesi, da quella del malore dell'autista a quella del guasto al bus turistico. È giusto che sia fatta chiarezza sulla dinamica, ma in questo momento a noi resta l'immagine di un sogno di giovinezza infranto contro un muro di cemento, una gioia che si trasforma in un'immagine di morte e il pensiero va a quanto crudele possa essere il destino che nel ventre di un tunnel si porta via, in un istante, ventidue ragazzi che avevano davanti a sé l'avventura di una vita da costruire, un'esistenza spezzata, non solo per quei ragazzi che hanno chiuso gli occhi per sempre, ma anche per i loro amici, per quelli che hanno avuto la fortuna di sopravvivere, di non soccombere allo spaventoso schianto. Anche loro si porteranno per sempre l'immagine di quella sera in cui il loro destino è cambiato di colpo, senza ragioni, su un bus turistico che sbanda e va contro la parete di cemento. Sarà difficile dimenticare questo trauma, perché insieme alla paura e allo spavento più grande, dovranno affrontare l'elaborazione di un lutto che è difficile e molto doloroso da affrontare a questa età, quello della perdita degli amici con i quali si sono condivisi momenti e giorni felici, affetti sinceri, scoperte, attimi di crescita.
Lo schianto che ha provocato questa "strage degli innocenti" non lascia indenni nessuno, né i morti, né i sopravvissuti. E' a loro che va il nostro pensiero, ai ragazzi che hanno visto la morte negli occhi dei loro compagni e che quella morte vista in faccia non potranno più dimenticare per tutta la vita. Potrà diventare un ricordo, ma l'elaborazione del lutto non sarà facile, porterà altre sofferenze, dolori dell'anima, forse più duri del colpo assordante di quello schianto. Avranno bisogno di aiuto questi ragazzi che hanno visto la neve su cui hanno giocato per una settimana, oscurarsi nel suo biancore, macchiarsi di sangue, diventare l'esperienza più dura da affrontare nella loro crescita.
Possiamo solo sperare che per questi ragazzi ci sia una consolazione al dolore dell'anima, che quel destino che ha voluto accanirsi con tanta crudeltà sulla loro giovinezza, possa riservare loro la possibilità di asciugare le lacrime, anche quando non potranno più scendere. Anche quando il vuoto dei loro amici che riposeranno nei cimiteri dei loro paesi in Belgio diventerà impossibile da sopportare, la speranza è che  possa riservare per loro un po' di clemenza, una carezza di consolazione, la pace del perdono verso questo stesso destino che una sera di marzo ha voluto essere così impietoso e cieco.

Fulvio Panzeri

Fulvio Panzeri

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