Sabato 21 Aprile 2012

Tablet a scuola
Ma il libro resiste

Di questi tempi risparmiare 100 euro sul costo dei libri di scuola è una bella notizia. Un risparmio che all'istituto Jean Monnet di Mariano Comense, sarà anche di peso (nello zaino) e di spazio. La scuola brianzola ha dotato alcuni suoi studenti di iPad, in modo che essi possano studiare parte del programma scolastico a video. Sembra fantascienza perché se ne parla da tanto tempo, ma pochissime scuole italiane hanno tradotto le chiacchiere in tavolette multimediali. I ragazzi di questa scuola superiore sono i primi antenati dei bambini di oggi, che vengono identificati come "nativi digitali" (perché nati praticamente con la tavoletta in culla). Gli studenti del Monnet viaggeranno su piste informatiche in assoluta tranquillità, anzi. Studiare a video per loro sarà come prolungare una lettura e una fruizione dello strumento digitale che già fanno ogni giorno. Alcuni studi dicono che oltre il 60% di adolescenti hanno o frequentano blog e che la quasi totalità comunica attraverso il computer (ma questa parola è già di un vocabolario vecchio), l'iPod, l'iPad, il cellulare.
Chi radiografa i minori dice poi che la comunicazione verbale viene trascurata a favore di quella scritta, a video ovviamente, e che gli under 18, ma anche molti adulti che "rinascono" digitali, vivono di linguaggi frantumati, cioè di modi di parlarsi che si spezzettano tra voce viva (anche se vince il viva-voce), lettura e scrittura sullo schermo, scelta di icone (gli smiles e simili).
Sarebbe da dire: finalmente svuoto la libreria e lo sostituisco con un bel tablet! Invece ad essere frantumato non è solo il linguaggio, ma anche il modo di leggere e informarsi perché, se è vero che soprattutto i giovani sono una cosa sola con i loro supporti digitali, in alcuni casi vanno ancora a caccia di carta.
Gli ultimi dati comunicati alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna lo confermano: il settore dell'editoria cartacea per ragazzi è quello che tiene di più dell'intero comparto di lettura. L'Aie (associazione italiana editori) lo scorso marzo ha infatti comunicato che il mercato dei libri per ragazzi non solo regge, ma cresce: del 2% sull'anno precedente.
E allora, per riflettere, si può pensare che usare l'iPad per studiare è utile e affascinante forse per gli adulti, ma per gli studenti prescelti non sarà né strano né complicato; essi non capiranno nemmeno perché il fatto debba essere considerato notizia e andare sul giornale. Detto ciò, e tenuto conto che le statistiche dicono che i libri di testo di carta, gli scolastici, sono in crisi, ben venga l'iPad. Ma resta da capire perché, e per fortuna, il libro di carta regge e, forse, è anche il caso di trattenerlo sull'orlo della scala che porta in cantina, visto che ancora oggi esso rappresenta il supporto per eccellenza della cultura contemporanea.
Sul fronte emotivo-romantico si potrebbe dire che il libro di carta tiene perché toccare, annusare la carta è bello (è di ieri la notizia che l'odore del libro diventerà un profumo, a Berlino, con il sigillo di una poesia del Nobel Grass e si chiamerà "Paper passion", disegnato dallo stilista tedesco Karl Lagerfeld), guardare le immagini stampate è meglio dell'osservarle in video, forse. Sul fronte dell'utilità si potrebbe dire invece che sulla carta ci si può fare "l'orecchio", si può evidenziare e sottolineare, pasticciare, si può leggere avanti-indietro in un tempo inferiore di quello che richiede l'accensione dell'iPad. Sono vere tutte queste considerazioni. Sta di fatto che l'anno scorso, dati Audiweb, il 46% degli studenti diceva di preferire il libro di carta a quello a video. Dev'essere che la generazione digitale vive una convivenza tra il libro di carta e quello in video come fosse una liana che lancia i ragazzi ora di qua, ora di là. Di là ci sono i "vecchi" libri, di qua l'iPad. Di là la carta che è un po' come i nonni, raccontano vecchie storie, ma di loro non si può fare a meno. Di qua i fratelli che hanno lo stesso slang, ma scocciano in fretta. La cultura è ovunque, ma ha ancora un piede sugli scaffali.

Carla Colmegna

Carla Colmegna

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