Domenica 13 Maggio 2012


Il PdL
comasco
colpito
al cuore

  Colpito al cuore (e affondato) e negli affetti più cari. Per leggere la crisi del PdL lariano piombato in una manciata di mesi delle vette di una maggioranza più che relativa alle stalle di un consenso che era quello raccolto dalla sola An, non serve addentrarsi negli oscuri e incomprensibili meandri della politologia. Basta ascoltare le parole pronunciate dai vertici di quelle associazioni di categoria che costituivano lo zoccolo duro, la riserva indiana, il blocco sociale del partito di Berlusconi e Alfano in riva al Lario. Questo blocco neppure si è sgretolato.
È rimasto compatto e abbastanza granitico. Ha solo deciso di cambiare referente. Maggio andiamo è tempo di migrare. Verso una meta impensabile fino a poco tempo fa: la sinistra. Industriali, artigiani, commercianti e non solo, di fronte alla scheda lenzuolo delle comunali per palazzo Cernezzi, hanno in gran parte tracciato la croce sul nome di Mario Lucini.
Al di là delle capacità del candidato sindaco di centrosinistra, che sono emerse durante tutta la campagna elettorale, alle categorie è bastato il suo profilo moderato, il suo sapersi spendere (perché lo è) come una brava persona affidabile.
Si potrebbe pensare che imprenditori, commercianti e artigiani siano diventati all'improvviso di bocca buona e si accontentino di una persona affidabile senza badare più tanto alla compagnia che circonda Lucini con forze politiche considerate tradizionalmente ostili dalle categoria.
In verità agli ambienti produttivi lariani, gli esponenti del centrosinistra hanno spesso trasmesso la sensazione di competenza e affidabilità. Alcuni ministri del governo Prodi, tra cui Piero Fassino, Enrico Letta e lo stesso attuale segretario del Pd, Pierluigi Bersani sono stati apprezzati in passato. Ma dopo gli elogi, la chiosa era sempre la stessa: «Peccato siano alleati con i comunisti».
Un cliché che, con buona pace del colore del gatto di Deng Xiaoping, è perlopiù stato utilizzato anche nelle competizioni amministrative. Perché Luca Gaffuri candidato sindaco cinque anni fa con il centrosinistra non è certo meno moderato e affidabile di Lucini. Eppure la trincea del lavoro aveva puntato ancora sul centrodestra di Stefano Bruni, magari con qualche naso turato in cabina. Cos'è scattato questa volta? È la domanda che dovrebbero porsi, e forse lo stanno facendo, i vertici del PdL comasco.
L'appeal del candidato sindaco, infatti, c'entra fino a un certo punto. Alzi la mano chi può affermare che Laura Bordoli non sia moderata e affidabile. Allora il nodo è un altro. Il PdL è rimasto sordo ai tanti campanelli che le categorie produttive avevano fatto suonare prima del voto. I soliti mugugni dei comaschi, avranno pensato i leader del centrodestra, tanto poi al dunque sceglieranno ancora noi. Nonostante il muro sul lago, nonostante il pasticciato impasse sull'area Ticosa, nonostante l'afasia di un'amministrazione arrivata alla fine solo perché attaccata alle bombole d'ossigeno del poltronisimo di alcuni personaggi.
Le affermazioni delle categorie che neppure nascondono di aver preferito Lucini alla candidata del PdL sono la clamorosa dimostrazione di come il partito e l'amministrazione siano scollati dalla società civile comasca. La stessa che ha opposto non pochi no alle profferte di candidature avanzate dai vertici dell'ex partito di maggioranza relativa. Una sorte che, guarda caso, nelle precedenti elezioni, toccava al centrosinistra.

Francesco Angelini

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