Lunedì 14 Maggio 2012

Il Lario
e il rischio
dei battelli
in secca

Ad affondare il piroscafo Titanic, giusto cento anni fa, ci ha pensato un iceberg che vagava nella notte stellata mentre sul transatlantico si ballava e si faceva festa. A far colare a picco il Concordia e il Patria, le ammiraglie della flotta che solca il lago di Como, potrebbero bastare le solite beghe dei politici e l'indifferenza (per certi versi inspiegabile) di albergatori e commercianti di Como e dei paesi del lago.
La pesantissima cura dimagrante imposta da Roma per ridurre i costi del servizio, rischia infatti di cancellare o comunque impoverire di uno degli elementi più caratteristici, l'iconografia del Lago di Como. Quella che piace tanto ai turisti, ma soprattutto a chi sul lago ci vive. Difficile immaginare scattare una foto da piazza Cavour senza avere sullo sfondo un battello che prende il largo carico di turisti. Dopo il muro, sarebbe un altro duro colpo per Como.
I fatti sono noti: la Navigazione, società statale che si occupa della gestione del servizio sul Lario, ha un buco di bilancio pesantissimo: 18 milioni di euro. Tanti, troppi per essere tollerati in questi momenti. Da Roma, in modo chiaro, è arrivato l'ordine di tagliare per rimettere i conti a posto. Operare in fase di emergenza come quello attuale, impone inevitabilmente di impugnare l'accetta, almeno in una prima fase.
Risultato: riduzione delle corse di battelli e aliscafi, aumento del costo dei biglietti. Sulla carta, scelte da manuale. Gli sprechi, è chiaro, non mancavano. Forse tollerati per troppi anni. Gli scandali, pure. Primo fra tutti quello che ha portato all'insana scelta costruire quei brutti catamarani succhia soldi che da anni devastano rive e pontili. A ridurne l'uso - speriamo la cancellazione definitiva - ci penserà probabilmente il governo Monti.
Effetto collaterale, parecchio rischioso, della politica di austerità, l'impoverimento del servizio non solo per i pendolari, ma soprattutto per i turisti. E per una provincia che di turismo in parte ci campa e, anzi, vorrebbe camparci di più, non è un bel segnale. Portare in secca battelli, aliscafi e traghetti, come il Manzoni o il Volta, vuole dire cancellare dalla vista quotidiana anche pezzi della cultura locale.
A chi ha la fortuna di abitare in riva al lago, spesso il passaggio di battelli e aliscafi scandisce le ore della giornata; rappresenta il punto di riferimento per fissare appuntamenti anche senza bisogno di avere l'agenda sottomano, al pari dei rintocchi della campane della chiesa. Il momento dell'attracco del battello, con il lancio delle cime e della passerella per agevolare discesa e risalita, è un'immagine sempre uguale a se stessa eppure sempre diversa. Il fischio possente che annuncia l'arrivo del Patria, è difficile da dimenticare anche per il turista più distratto.
Gli scioperi, le mobilitazioni che in queste settimane non sono mancati, hanno visto scendere in campo sindacati, lavoratori e sindaci. Tutti giustamente preoccupati, ognuno per la propria parte, lo smantellamento in atto del servizio di navigazione, porti danni irreparabili. All'occupazione, innanzitutto, ma pure al turismo. i politici, come spesso succede, si dividono, sembra più preoccupati ad inseguire il facile consenso, che a perorare la causa più giusta: più conveniente restare sotto il grande ombrello anche se un po' acciaccato dello Stato oppure traghettare sotto la protezione della Regione?
Unica voce assente, quella di chi, anche se indirettamente del servizio ne gode: albergatori, commercianti, ristoratori. Eppure senza battelli, targhetti  aliscafi come arriverebbero i turisti a mettere le gambe sotto il tavolo o a tintinnare le monete nella cassa?
Come sempre, fare squadra, sarebbe la scelta migliore per farsi ascoltare e per essere certi che il prossimo anno la tradizionale gita pasquale in battello potremo ancora farla.
Elvira Conca

Elvira Conca

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