Giovedì 17 Maggio 2012

Se la scuola lassista
tutela i disonesti

Quanti giorni vi terreste in casa la donna di servizio sorpresa più volte da vostro figlio a frugare nella borsette, dalle quali sono puntualmente spariti i contanti? All'istituto Vanoni di Menaggio i furti sono durati otto mesi, ma la bidella indicata ai carabinieri dagli studenti è ancora lì. Ieri è stata condannata a dodici mesi dal giudice.
Dispiace che una condanna per furto finisca in prima pagina, ma così non sarebbe se dietro alle debolezze di una donna come tante non emergesse ancora una volta il problema dello sconcertante lassismo con cui vengono trattati i dipendenti pubblici disonesti.
Un po' di strada è stata fatta. I contratti di lavoro della funzione pubblica somigliano sempre di più a quelli privati, sanzioni disciplinari comprese. Non basta più patteggiare per evitare il licenziamento: memorabile, da queste parti, il caso del sindacalista dei postelegrafonici della Cisl arrestato perché pretendeva favori sessuali dalle colleghe e "sanzionato" con il trasferimento in un ufficio più importante del precedente. Almeno questo, non può più accadere. Il caso della bidella lariana dimostra però che tra un sedia e un posto pubblico resta sempre un collante speciale e misterioso.
L'ingrediente numero uno resta sempre il principio di sostanziale irresponsabilità dei dirigenti. A Menaggio, per esempio, esisteva la possibilità per sospendere in via cautelare la dipendente accusata di alleggerire zainetti di studenti e borsette di insegnanti. Messa in sicurezza la scuola, alla sospetta manolesta sarebbe rimasta la garanzia di mezzo stipendio per cinque anni, tempo ragionevole per emettere un verdetto definitivo.
Invece la bidella è rimasta in servizio. Pare che subito dopo i fatti abbia subito una sanzione temporanea, ma la dirigente scolastica che ha imbastito la pratica nemmeno lo ha confermato al giornale. Esclusa l'esistenza del diritto alla privacy dei condannati per furto, non siamo in grado di spiegare la ragione dei silenzi della dirigente, e nemmeno perché abbia sporto denuncia contro ignoti sebbene ieri, davanti al giudice, tanti suoi studenti abbiano fatto nome e cognome della bidella.
Sappiamo invece che se la ladra in primo grado diventasse innocente in appello o in Cassazione, alla preside e/o all'ufficio scolastico provinciale la Corte dei conti potrebbe chiedere di risarcire il mezzo stipendio sospeso con gli interessi e i danni. Allora, al suo posto, le punizioni esemplari le infliggereste agli studenti che fanno casino o ai bidelli che rubano i portafogli?
Dunque nelle scuole, come negli uffici pubblici, licenziamenti prima di condanne definitive continueremo a vederne ben pochi, a dispetto delle lezioni di educazione civica impartite agli studenti. Si potrebbe pretendere più serietà prevedendo una corsia preferenziale per i reati contro la cosa pubblica, come avviene nei confronti di imputati detenuti. Ma quello dei tempi della giustizia è un altro capitolo.

Mario Cavallanti

© riproduzione riservata

Tags