Domenica 27 Maggio 2012

la chiesa
una casa
fondata
sulla roccia

 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia». Il Papa pronuncia queste parole il giorno dopo il clamoroso arresto in Vaticano, del suo maggiordomo accusato di aver trafugato documenti riservati. Possiamo solo immaginare il dolore e lo sgomento di Benedetto XVI; ma è certamente un dolore che non lo fa indietreggiare un millimetro dalla sua missione che è quella di confermare i cristiani nella loro fede. «In un tempo nel quale Dio è diventato per molti il grande Sconosciuto e Gesù semplicemente un grande personaggio del passato - aveva detto nel suo discorso all'assemblea annuale della Cei- non ci sarà rilancio dell'azione missionaria senza il rinnovamento della qualità della nostra fede e della nostra preghiera; non saremo in grado di offrire risposte adeguate senza una nuova accoglienza del dono della Grazia; non sapremo conquistare gli uomini al Vangelo se non tornando noi stessi per primi a una profonda esperienza di Dio».
Noi non sappiamo di corvi e traditori, di congiure. Ma è facile percepire che il vero bersaglio di tutto quanto sta accadendo è la Chiesa, cioè il cuore della fede. L'enfasi e la leggerezza con le quali alcuni giornali parlano della supposta debolezza del Papa, del Vaticano ridotto alla casa dei veleni, spiegano quanto poco la cultura moderna abbia capito della vera natura del cristianesimo. « Il Figlio dell'Uomo sarà posto nelle mani degli uomini  ed essi ne faranno quello che vorranno». Lo disse Gesù all'ultima cena. Era la profezia della passione, ma anche di quello che sarebbe successo dopo, fino ai nostri giorni.
Del resto era stato l'allora cardinale Ratzinger, durante la via Crucis del 2005, a gridare al mondo: «Quanta sporcizia c'è nella Chiesa e proprio tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui». E aveva ripetuto anni dopo: «Egoismo, vanità, orgoglio, attaccamento al denaro. Il male è nella Chiesa. Il pericolo peggiore non sono le persecuzioni, ma il peccato. Una Chiesa fiaccata dalle sue colpe diventa un bersaglio agevole per i suoi nemici, quindi la purificazione è l'unica via d'uscita dalle odierne situazioni di crisi».
Il Papa è stato sempre consapevole che il male è nella Chiesa. Questo può certamente addolorarlo, ma certamente non scalfisce la sua missione. Come scriveva Peguy: «Anche al tempo di Gesù c'erano il secolo e le sabbie del secolo. Ma sulla sabbia arida, sulla sabbia del secolo scorreva una fonte, una fonte inesauribile di grazia». Oggi come allora il Papa ripete: «Non saremo in grado di offrire risposte adeguate senza una nuova accoglienza del dono della Grazia». E' da qui che occorre ripartire. Non basteranno processi ed epurazioni a purificare la Chiesa, ma solo il coraggio di seguire il Papa sulla strada di una nuova consapevolezza di cosa sia la fede, di cosa davvero sia al cuore della fede.
Servono uomini  e donne che sentano l'attrazione del Cielo nella loro vita, ha detto ieri Benedetto XVI. Servono cristiani che non perdano tempo a scandalizzarsi del male. «C'erano i mali del tempo anche sotto i Romani - scrive ancora Peguy -  Ma Gesù venne. Non perse i suoi anni a frignare e per invocare i mali del tempo. Tagliò corto in un modo molto semplice, facendo il cristianesimo».
Tra una settimana Papa Benedetto sarà a Milano per l'Incontro mondiale delle famiglie. Verrà per confermarci nella fede. Sarà l'occasione per stringerlo in un grande abbraccio, confermando la volontà dei cristiani di seguirlo sulla strada della grazia.

Massimo Romanò

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