Lunedì 18 Giugno 2012

Si fugge
da scuola
per paura
del futuro

  he a Como e provincia si registri un tasso di dispersione scolastica due volte superiore che nella provincia barese, è questione che obbliga ad una riflessione seria ed appassionata. Certo influisce il fatto che nel nostro territorio esista ancora, seppur in maniera minore, l'alternativa del lavoro. Ci sono occupazioni che gratificano economicamente i ragazzi e che li spingono ad abbandonare gli studi; forme di piccolo successo immediato, rapido che rischiano e a volte riescono a mettere in discussione la credibilità degli studi. Certo la situazione di crisi in cui siamo immersi influisce in maniera decisiva. Facile anche se ingannevole pensare che sia meglio un lavoro subito, che perseguire in un'incognita aperta sul futuro. Il nostro Paese è attraversato da un'inquietudine ed un'incertezza drammatiche che non possono non influire anche sugli adolescenti. E così si rischia di assistere ad una fuga verso il sogno di un futuro certo. Ma questo esercito dove finisce? I più recenti studi hanno dimostrato che solo la metà di quanti lasciano gli studi precocemente, trova un lavoro stabile. I giovani che abbandonano gli studi rischiano di andare ad ingrossare, nella migliore delle ipotesi, le fila del lavoro sommerso. L'uscita dalla scuola rischia così di aggravare i rischi di esclusione sociale.
Tra i ragazzi che escono dal percorso formativo ci sono categorie troppo diverse tra loro e questo deve indurre ad una seria riflessione. Ci sono i "cacciati", quelli che la scuola stessa cerca di allontanare perché provocano difficoltà alla struttura. Ci sono quelli che non provano alcun interesse e non desiderano essere in contatto con la scuola, spesso sostenuti dalla famiglia. I "deboli" che non hanno gli strumenti culturali e di apprendimento per completare il ciclo di studi. E quelli che invece questi strumenti li posseggono ma vivono magari un disagio nei rapporti interpersonali.
Spesso negli adolescenti si avverte un senso profondo di disadattamento interiore che gli impedisce di dare un significato alla realtà e che determina un'inutile e pericolosa fuga. Questo disagio nella ricerca di una propria identità, spesso si attenua a mano a mano che i giovani percorrono il proprio cammino educativo. Ma se questo cammino di interrompe, gli esiti possono essere drammatici. In questo senso la scuola può essere un prezioso fattore di recupero della dispersione, nella misura in cui si concepisce come un luogo attivo, capace di essere attrattiva e affascinante, capace di incontrare davvero le persone attraverso i bisogni che manifestano.
La miscela esplosiva tra dispersione scolastica e rischio di esclusione sociale, va letta alla luce di una preoccupazione educativa e non solo organizzativa. Certo, un diploma tecnico o una qualifica professionale, per parafrasare una famosa battuta, possono allungare la vita o almeno mettere l'individuo nelle condizioni di contribuire con i propri talenti alla crescita della comunità.
La ragione per la quale lo debba fare, lo possa fare, sottraendosi alla strada e a comode tentazioni, tuttavia, non deriva meccanicamente da una strategia, bensì da una proposta fatta da adulti che metta in rapporto il particolare dello studio e del lavoro con l'intera esistenza. Insomma, fatte le strategie, bisogna fare gli uomini in grado di realizzarle. Meglio ancora: una strategia è figlia di uno sguardo che abbraccia l'intera esistenza propria e altrui.

Massimo Romanò

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