Domenica 24 Giugno 2012

Lungolago
Il dovere
di provare
a cambiare

Le parole sono importanti. Lo diceva Nanni Moretti, in un film, guardacaso, d'acqua: "Palombella Rossa". Chi parla male, pensa male spiegava il pallanuotista protagonista della pellicola e interpretato dallo stesso attore-regista. Si potrebbe aggiungere anche che lavora male.
Allora ripartiamo dalle parole in quest'altra storia d'acqua ormai marcita tutta comasca che l'annoso e oneroso cantiere che si estende a sinistra e a destra di piazza Cavour.
Il titolo di questo finora brutto e troppo lungo film è: "Riqualificazione del lungolago". Di paratie, almeno nel titolo non si fa cenno. Anche se poi sono finite a interpretare il ruolo principale.
Il nuovo sindaco di Como, Mario Lucini, che non rientra tra gli autori del soggetto e della sceneggiatura di questa opera candidata all'Oscar per la peggior spesa di denaro pubblico (23 milioni mica spiccioli) vuole ripartire dal titolo. E cambiare la trama in coerenza con il medesimo. Riqualificare il lungolago vuole dire prima tutto migliorare la passeggiata che costeggia il primo bacino (che potrebbe vincere il primo quale miglior attore non protagonista visto che è finito sullo sfondo di una scena che occupava da primo attore). Per aderire ai dettami della legge Valtellina, che è un po' il produttore, quello cioè che paga il film, si possono poi ipotizzare forme di difesa idrogeologica (in volgare opere anti esondazione). La domanda centrale che potrebbe reggere tutta la trama è: alzare il lungolago può essere definita un'opera di difesa idrogeologica? Ai tecnici l'ardua sentenza,
Lucini comunque ha il diritto e il dovere di provarci a cambiare la trama e, possibilmente, accorciare la durata di un film la cui lunghezza fa impallidire "Via col Vento" o la "Corazzata Potemkin" (con cui condivide il giudizio fantozziano di boiata pazzesca).
Il diritto perché i comaschi lo hanno scelto come primo cittadino anche sulla base di quanto ha indicato il campagna elettorale per il lungolago. Il dovere perché questo è il desidero della stragrande maggioranza dei cittadini e delle categorie.
Occorre perciò che anche in Regione ne prendano atto e facciano tutto il possibile per rimettere mano al copione del film del lungolago. Prima che un problema tecnico o giuridico e una questione di democrazia, senza scomodare il buon senso.
Se anche il ministro alle Infrastrutture, Corrado Passera, che ha implicazioni anagrafiche e familiari a Como e sulla questione del lungolago volesse dare una mano sarebbe ben accetto. Giusto domani dovrebbe fare capolino da queste parti per l'assemblea di Confindustria locale.
In alternativa ci sarebbe la soluzione Monti di cui si è parlato in questi giorni con un parallelo da parte del Wall Street Journal sulle possibilità di risanare l'Italia: «Come svuotare il lago di Como con cannuccia e mestolo». Sarebbe certo un efficace opera di difesa idrogeologica. E forse ci vorrebbe meno tempo che terminare i lavori per le paratie.
Francesco Angelini

Francesco Angelini

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