Martedì 24 Luglio 2012

Crisi e spread
non si può
vivere
indebitati

  Sui mercati quella di ieri è stata un'altra giornata di sofferenze, con l'euro ai minimi storici nei riguardi del dollaro, quale effetto di una sfiducia generale verso la moneta comune e anche verso la politica espansiva adottata dalla banca centrale, che ha portato il tasso d'interesse sotto la soglia dell'1 per cento.
Ma soprattutto è preoccupante l'ennesimo crollo delle borse e l'impennarsi degli interessi sul debito italiano e spagnolo. Con costi tanto alti da sostenere, la finanza pubblica non potrà reggere molte settimane. Non bastasse questo, giorno dopo giorno cresce il numero delle regioni - dalla Valencia alla Sicilia, alla Murcia - vicine alla bancarotta.
In questa situazione, che fare?
L'opinione pubblica "illuminata" pare essere interpretata da quanti chiedono un rafforzamento delle istituzioni comunitarie, che sottragga autonomia agli Stati - a partire da quelli più malgestiti - e alla fine li obblighi a mettere i conti in ordine. Per giunta, la tendenza prevalente è quella di concentrarsi sui risultati: quale che sia la strada da seguire.
In questo senso, è probabile che ci si appresti a suggerire a Roma di adottare una patrimoniale, che ovviamente non potrà riguardare solo i "ricchi" (troppo pochi, per entrate sostanzialmente modeste), ma colpirà invece il ceto medio nel suo insieme e, alla fine, penalizzerà ulteriormente la proprietà immobiliare, già provata dall'Imu.
È bene prepararsi al peggio. Anche perché non soltanto manca la volontà politica d'intervenire sulle uscite, ma per giunta i tempi sono strettissimi. Mentre al momento della nascita del governo Monti ci sarebbe ancora stato modo per lanciare un segnale incoraggiante ai mercati, abbattendo il debito con le dimissioni, ora potrebbe essere tardi. In linea di massima è sbagliato e demagogico accusare la "speculazione" di essere all'origine dei nostri mali, ma ora è proprio con chi scommette sulle nostre difficoltà e intende fare affari puntando sulla debolezza dei nostri conti pubblici che siamo costretti a fare i conti.
D'altra parte, il dissesto è perfino più grave di quanto non appaia. Al debito pubblico dello Stato, ormai vicino ai due mila miliardi di euro, va aggiunto l'immane passivo pensionistico.
È però la logica dell'irresponsabilità che ci ha portato in questa situazione tanto incerta. E in questo senso non sfugge a ciò nemmeno l'insistenza con cui l'attuale primo ministro italiano si è battuto per dar vita a un "fondo salva Stati", che usasse i soldi di tutti per porre rimedio agli errori di alcuni.
Ora abbiamo il compito di cercare di resistere a questa afosa estate finanziaria, venendone fuori in qualche modo. Ma quando arriveranno i primi freschi autunnali sarà bene che si inizi a prendere sul serio l'idea che non si può vivere indebitandosi a spese di generazioni a venire o contando sull'aiuto di altre popolazioni. E questo vale per gli europei come per gli italiani.

Carlo Lottieri

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