Martedì 14 Agosto 2012

Windjet
e ilva, ecco
l'anomalia
italiana

  Alla fine si fa un tavolo. E stavolta si apparecchia per due. Due invitati scomodi come l'Ilva di Taranto e la Windjet e anche abbastanza malmessi, anzi sull'orlo del collasso definitivo. Così il governo e, in particolare il ministro Corrado Passera, in questo agosto afoso, sono costretti ad allestire appunto il "tavolo" che, nel lessico sindacal-politico italiano, sta per vertice di mediazione e compromesso. Proprio due giorni fa il ministro Passera, che si stava preparando per i "compiti dell'estate",  aveva anticipato che avrebbe puntato su un secondo piano di crescita incentrato su green economy, internet diffuso e addirittura un rilancio del petrolio tricolore. Nella sua testa (e in quella del premier) un'Italia finalmente moderna e capace di confrontarsi con le economie più avanzate. Poi il brusco ritorno alla realtà: oggi correrà a Taranto e nel contempo dovrà occuparsi dell'agonia di Windjet e delle relative ricadute su centinaia di migliaia di passeggeri. Mentre si pensa all'Italia formato Europa e mondo avanzato, il passato del Bel Paese presenta il conto. Pesante, pesantissimo, con uno degli ormai rarissimi giganti nazionali dell'industria che potrebbe dover spegnere gli altiforni lasciando per strada 20 mila lavoratori e, dall'altro, l'addio di una delle ultime compagnie aeree low cost che, a sua volta, è pronta ad abbandonare al suo destino 800 dipendenti.
Due grane quasi impreviste che esplodono in uno dei momenti più bui dell'economia  e ci ridanno la dimensione di un'Italia che non sa svoltare pagina. Un'emergenza continua che è la nostra carta d'identità: quella che ci rivela come all'improvviso tocca ai magistrati mettere mano al caso di un colosso siderurgico che avvelena la città a cui dà lavoro, un caso conosciuto da tutta la politica e da questa sempre occultato. E così ora la classe dirigente insorge contro la rigidità giudiziaria senza un accenno di autocritica, ben preoccupata delle ricadute economiche ma anche del messaggio che viene mandato all'estero: ovvero che in Italia, in ogni caso è arduo avviare e gestire un'impresa. Per questo la vicenda Ilva può essere devastante e affondare, ancora prima che nasca, qualsiasi piano di sviluppo e crescita destinato anche ad attirare investitori. In ogni caso il dossier Taranto scopre la debolezza del nostro sistema che, da un lato non riesce a rendere ambientalmente tollerabile un impianto siderurgico (cosa, del resto, che agli stabilimenti Ilva nel mondo riesce perfettamente al punto da conquistare perfino riconoscimenti) e dall'altro non è in grado di garantire a un imprenditore onesto la necessaria tranquillità per lo sviluppo della sua azienda.
E lo stesso si può dire sul versante Windjet: la compagnia è l'ultima di una miriade di mini società aeree, spentesi una dopo l'altra all'interno di una dimensione che non può reggere nel mondo globalizzato. Anche qui, tra politica, controlli miopi e imprenditorialità ridotte, il dramma si è paventato di colpo. E in questo come nell'altro caso, l'ultimo appello è sempre e comunque a Roma, terminale inevitabile di un Paese chiuso in un cerchio di burocrazie statali che non è ancora in grado di rompere.
Il vero piano di crescita e sviluppo di Passera dovrebbe nascere qui, ai bordi di questo "tavolo" per due, e sulla copertina dovrebbe portare un titolo semplice quanto esemplare: «Mai più così». Il ministro vuole (e sogna) procedure facili per avviare un'impresa - lo start up -, un fondo unico per sostenere questo avvio e  procedure burocratiche e amministrative semplici. E al tempo stesso uno sportello che faccia da tutor per chi vuole portare capitali freschi da investire in Italia, un consigliere che guidi l'imprenditore e che, nel contempo, lo avvii sulla strada del rispetto di norme e contratti. Senza padrinaggi politici che, in cambio di favori, anche occupazionali, siano disposti a chiudere gli occhi per anni e, poi, all'improvviso ridestarsi e osservare con orrore che il mondo attorno sta cambiando e loro sono ancora prigionieri di un'Italia che fu.
Se Passera riuscirà nell'intento vorrà dire che tra Ilva e Windjet abbiamo davvero toccato il fondo della crisi e forse, ora, possiamo cominciare a risalire riemergendo finale te in un Bel Paese nuovo e diverso.

Umberto Montin

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