Venerdì 17 Agosto 2012

La politica
salvi
il soldato
euro

 Si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie. Anche se è estate, il destino dell'euro sembra davvero appeso a un filo sottile come quello che trattiene il fogliame nella mezza stagione che prelude all'inverno. Un inverno che potrebbe essere durissimo per gli italiani e gran parte degli europei se dovesse accadere ciò che alcuni profetizzano e molti temono: la fine della moneta unica e il ritorno alle valute nazionali.
La lira suonerebbe il de profundis per la nostra economia già alquanto acciaccata. E per le famiglie si staglierebbe lo spettro di Weimar, la precaria repubblica tedesca degli anni '30 in cui il prezzo del pane si misurava in milioni di marchi. Ai nostalgici delle vecchie banconote con l'effigie di Giuseppe Verdi, infatti, sarebbe meglio rammentare che i tempi andati non furono solo quelli della svalutazione competitiva.
Se l'euro è nei guai le cause sono due: la speculazione e la politica. E la prima è legata alla seconda, nel senso che dove la politica è debole e sbagliata è più facile affondare i colpi per chi sa guadagnare molto con poca fatica e a scapito di tanti.
Il 2013 vedrà due importanti scadenze elettorali in paesi che per un verso o per l'altro, sono cruciali per il destino dell'euro. Uno è la Germania, locomotiva d'Europa che comincia a avvertire un lieve stridor di freno. L'altro è l'Italia, terz'ultimo vagone di coda dell'eurotreno.
Queste sono le ragioni che hanno spinto due forze politiche che peraltro hanno poco o nulla a che spartire tra loro a spedire due siluri contro l'euro. La Spd tedesca che spera di scalzare frau Angela dalla Cancelleria di Berlino, denuncia un costo eccessivo delle misure di soccorso ai paesi in crisi. La Lega Nord, in cerca di una rimonta dopo gli scandali del suo ex tesoriere e della famiglia Bossi, lancia, nelle parole del suo segretario, Bobo Maroni, un referendum sull'euro.
Certo il peso della Spd, incalzata oltretutto dalla Cdu e dall'Fdp, partiti che attaccano la gestione della Banca centrale europea da parte Mario Draghi che starebbe indirizzando la politica dell'istituto troppo in direzione del salvataggio degli stati, è ben diverso da quella della Lega Nord.
Ma da queste sortite si può capire come spesso i problemi dell'euro non derivino dalla moneta unica in sé, ma dalla gestione politica dell'economia. Se in Italia, ad esempio, la staffetta valutaria ha fatto segnare ai tempi, un crollo del potere d'acquisto dei salari è a causa della scarsa vigilanza della politica su queste dinamiche.
Anziché trastullarsi con referendum e sortite finalizzate a una rendita elettorale, le forze politiche, in Italia soprattutto, farebbero bene a sostenere l'economia reale. L'unica via di uscita dal tunnel infinito di questa crisi è quello restituire all'economia reale il ruolo che le spetta a scapito di quella finanziaria che ha trascinato mezza Europa sull'orlo del baratro. E per farlo, occorre anche un moneta forte e credibile. Per questo il soldato euro va salvato a tutti i costi.

Francesco Angelini

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