Sabato 18 Agosto 2012

Il giudice
autonomo
garanzia
per tutti

  Tra i tanti motivi che fanno di questo paese uno dei più strani al mondo, uno riguarda l'irresistibile e italianissima propensione all'ululato. Un tempo ce l'avevamo a morte con i comunisti, poi decidemmo (con qualche buona ragione) che la colpa era del Psi e anche un po' della Dc, infine arrivò l'era del triplete, e il Paese stabilì che l'origine di tutti i mali era la triade "moggigiraudobettega". Oggi va per la maggiore l'ululato anti euro e anti spread, ma è rassicurante realizzare che, nel saliscendi di questa classifica, la magistratura occupi sempre il suo bel posticino. Così non sorprende che quel "comunista" del gip di Taranto, uno che evidentemente ama cozze e spaghetti allo scoglio e che della crisi si fa un baffo («tanto lui lo stipendio lo prende sicuro»), pretenda di sacrificare uno dei più grandi stabilimenti siderurgici italiani in nome dell'ambiente, di fatto condannandolo (parliamo ovviamente dell'Ilva) a una chiusura senza ritorno.
Eppure, nonostante gli ululati (frammisti, per la cronaca, agli applausi convinti dei "cozzari" tarantini rovinati dai veleni dell'impianto), la storia del braccio di ferro in atto tra il governo e la magistratura pugliese restituisce una speranza a chi crede ancora all'indipendenza della magistratura, che è poi uno dei caposaldi di questa vecchia Italia e di quel vecchio bestseller demodé che è la nostra Costituzione. Va detto che in Puglia, il Governo è impegnato in una sorta di "moral suasion", e si tratta di un fatto già di per se confortante: in altri tempi e con altri governi sarebbe finita, di nuovo, a suon di ululati, con il solito refrain sui magistrati psicologicamente deviati e sulla incapacità di arrendersi all'evidenza che sì, un dipendente dello Stato è appunto un dipendente dello Stato e non del Governo o, peggio, del suo capo.
Il problema dell'Ilva è un problema serissimo, che riguarda migliaia di posti di lavoro e la tenuta stessa del settore siderurgico italiano, in un momento in cui l'economia vacilla sull'orlo di un vortice che rischia di trascinarsi dietro tutto il Paese. Non è che il gip di Taranto non lo sappia. Lo sa benissimo. Ed è probabile che, in cuor suo, abbia anche un po' tremato all'idea di dover firmarequel provvedimento. Ma consola sapere che l'abbia fatto, comunque sforzandosi di dimenticarne le conseguenze, che davvero non lo riguardano.
Si chiama democrazia, e a molti non piace. Non piaceva al cavaliere, per esempio, che sosteneva di non poter governare «attaccato» com'era «da pubblici dipendenti quali sono i giudici», ma non piaceva già a molti altri prima di lui. Eppure sappiatelo: ci saranno (forse) i magistrati comunisti, quelli che ti sbattono in galera per un nonnulla e poi non pagano mai e quelli che ti mettono dentro finché non parli. Ma il giorno in cui deciderete di coltivare cozze auguratevi di trovarne uno che non abbia paura di darvi ragione, anche se siete uno contro un milione. È la democrazia, e ringraziando il cielo, somiglia a certe vecchie motrici delle Nord. Ansima un po' ma funziona ancora, nonostante gli ululati.

di Stefano Ferrari

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