Sabato 22 Settembre 2012

I banchieri
tifano
per il governo
di sinistra

Roba da non credere: dal tempio della finanza più cinica e crudele, dal cuore dei banchieri che portano sulle spalle il peso della peggior crisi globale del dopoguerra, dalla testa di chi non ha pagato alcun scotto, né personale né aziendale, per i milioni sprofondati nella povertà, arriva un sostegno indiretto al "nemico".
Un report  riservato di una delle maggiori banche d'affari del mondo, la Goldman Sachs, sostiene che alla fine in Italia sarebbe bene che vincesse il centrosinistra. Ovvero il Pd, ovvero l'erede del Pci.
Bersani può dichiarare soddisfatto che «Goldman Sachs ha detto che il Pd è l'unico che può stare nel solco delle politiche europee».
Ma ha ragione Bersani? E cosa accade a questi banchieri? In primo luogo va chiarito che Goldman Sachs con la politica ha una lunga frequentazione, di qua e di là dell'oceano. In America è capitato di manager di primo livello prestati alla politica e poi rientrati nei ranghi. In Europa e soprattutto in Italia è un po' più raro, ma non va dimenticato che comunque alcuni consulenti di primo piano della banca hanno poi imboccato la via del Parlamento o di Palazzo Chigi: Romano Prodi, ad esempio, ma anche Mario Monti o Gianni Letta. Senza scordare che l'attuale presidente della Bce, Mario Draghi,  tra il 2002 e il 2005 è stato vicepresidente per l'Europa della stessa banca d'affari.
In secondo luogo va ribadito che l'analisi di chi pensa al business si basa soprattutto sulla sicurezza e la stabilità di uno Stato e quindi dei relativi governi. E sul rispetto delle dinamiche di un mercato globalizzato, di politiche economiche rigorose e comunque garanti della libertà d'impresa . Ecco quindi che, per Goldman Sachs, all'Italia non potrebbe capitare di peggio che un Parlamento rissoso, diviso e soprattutto incapace di dare vita a un esecutivo forte. Non solo, nel caso dell'Italia, il timore è che chi vince possa rimettere in discussione le linee di governo economico e di riforme statali avviate da Monti e dai suoi tecnici.
Il rischio maggiore, per Goldman Sachs, è che dalle urne possa uscire una vittoria o una determinante affermazione di forze populiste, fieramente anti-europeiste o anche euroscettiche o critiche verso alcune politiche avviate dal Professore. E su questo versante, i banchieri collocano anche il Berlusconi redivivo.
La conclusione è quasi obbligata: lo sbocco ideale, per i banchieri d'oltreoceano, è che la maggior stabilità potrebbe venire solo da un governo di centrosinistra, costruito attorno a quel Pd che ha permesso a Monti di far passare riforme dure e controverse come quella delle pensioni e del mercato del lavoro.
Resta un dubbio: i banchieri pensano a Bersani più Casini, ma questa alleanza non c'è e con tutta probabilità non andrà alle urne. E il centrosinistra immaginato tra i forzieri comprende anche Vendola e Di Pietro che, come primo passo, vorrebbero gettare un bel po' delle politiche di Monti nel cestino?
Umberto Montin

Umberto Montin

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