Giovedì 24 Gennaio 2013

Se le leggi
non amano
i sogni
di un bimbo

  Alessandro è un bel bambino di dieci anni. Alessandro è un bambino affetto dalla sindrome di Down, va a scuola e come tutti i bambini della sua età ha un sogno: imparare, diventare grande. Frequenta la scuola elementare a Villa Guardia e la sua storia val la pena di essere raccontata perché mette a nudo quanto la burocrazia rischi di far precipitare sempre più in basso questo nostro Paese.
Una storia che è possibile raccontare grazie a sua madre che l'ha denunciata. Alessandro ha diritto al sostegno, ma attualmente si trova "posteggiato" a scuola, grazie ad una burocrazia che rende difficile rispondere ad un diritto. Dall'inizio dell'anno scolastico ad oggi, ha avuto tre diverse insegnanti. L'ultima nominata, arriva dalla Campania ed attualmente è in malattia. Chiunque abbia un minimo di intelligenza sa quanto sia difficile costruire un rapporto tra un bambino bisognoso di sostegno ed un insegnante. Cambiarne tre in pochi mesi è come negare la possibilità che questo avvenga.
Ma chi fa le leggi certe domande non se le pone, la burocrazia è notoriamente più forte di qualsiasi buon senso. Chi fa le leggi quasi sempre dimentica che norme e articoli non sono pezzi di carta, ma questioni che attengono con la vita delle persone. Nel nostro caso con un bambino down di dieci anni. Come dice sua madre, «non c'è più la considerazione della persona. Viene tappato il vuoto lasciato da una lavoratrice, ma l'educazione di un bambino passa per ben altri valori».
Già, il diritto dei bambini, come troppo spesso avviene, passa in secondo piano. Valgono di più le complicatissime regole delle graduatorie nazionali o regionali che siano, regole che ogni anno provocano assurdi valzer nelle nomine degli insegnanti, sempre e comunque a discapito di chi dalla scuola dovrebbe avere soltanto del bene.
Ora la madre minaccia di togliere Alessandro dalla scuola, almeno fino a quando la situazione non avrà una soluzione. Con il rischio di trovarsi i carabinieri a casa. Era successa la stessa cosa poco tempo fa a Pusiano, dove la madre di un ragazzino dislessico, aveva tenuto a casa il figlio, denunciando come la scuole negasse di fatto il suo diritto ad un sostegno, In quel caso l'insistenza della madre contribuì a risolvere il caso. Ma allora come oggi sorge inquietante una domanda. E' possibile che nel nostro Paese si debba sempre arrivare a minacce dolorose, per ottenere semplicemente un diritto? E' possibile che un genitore che già dentro la famiglia vive la fatica di dover crescere dei figli voluti e amati, debba anche portare in piazza la propria storia per ottenere ciò che è dovuto?
Nel caso di Alessandro tutti hanno cercato di porre rimedio ad una burocrazia cieca. La scuola dove gli altri insegnanti hanno cercato di tappare la situazione con una sorta di mutuo soccorso, al Comune che ha allargato l'arco orario di impegno dell'assistente alla persona che segue il bimbo.
Ma tutto questo non basta. Bisogna rivedere le leggi, bisogna  "umanizzarle", occorre che chi le scrive abbia presente che quelle norme si scontreranno inevitabilmente con la vita di persone come Alessandro. Persone che hanno il sogno di imparare e di diventare grandi. Un sogno che la burocrazia non può spezzare.
Massimo Romanò

di Massimo Romanò

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