Domenica 03 Febbraio 2013

Non profit
e tasse
le regole
da rivedere

Ricordate in quanti, tra intellettuali e commentatori, si erano stracciati le vesti l'estate scorsa per i presunti privilegi delle esenzioni Imu alla Chiesa? Titoli di giornali a non finire, inchieste televisive, caccia ossessiva allo scandalo che regolarmente si rivelava si sginfiava come una bolla.
Il risultato di quell'offensiva mediatica è stato che il governo Monti, in ossequio a una minaccia europea di mettere il nostro paese sotto infrazione, ha imposto l'Imu a una grande quantità di strutture, che hanno vocazione sociale ma che svolgono qualche attività commerciale molto marginale per autosostenersi.
Si parlava di "privilegi" della chiesa. In realtà i presunti "privilegi" riguardavano tutto il non profit, compreso quello con una matrice di sinistra. Se ne sono accorti oltre 280 circoli toscani dell'Arci (la più grande associazione ricreativa della sinistra italiana, con più di un milione di iscritti) che si sono visti recapitare dei bolletini Imu assolutamente fuori dalla portata dei loro bilanci: così sabato hanno organizzato una protesta dimostrativa, molto ad effetto.
Era prevedibile che finisse così. E che quel provvedimento chiesto a gran voce da tanti propagandisti della moralizzazione costi quel che costi, da commentatori con la pancia piena, si traducesse in un danno per chi oggi sta più subendo il prezzo non solo economico della crisi. Se è probabile che un circolo nautico o un'assocazione di giocatori di bridge non abbiano avuto molte difficoltà a pagare il balzello dell'Imu, invece per la piccola sede associativa di paese, come per l'oratorio con bar annesso la nuova imposta diventa un peso che rischia di far saltare i bilanci.
Certo, sarebbe corretto che chi per mesi voluto soffiare sul vento dell'indignazione per i privilegi alla chiesa, oggi avesse il coraggio di riconoscere gli esiti veri di quella campagna tutta ideologica.
C'è da sperare che chi prenderà il timone del governo all'indomani del 24 febbraio rimetta mano a questo provvedimento. Ma per farlo questa volta non basta una volontà politica: ci vuole anche una maggiore conoscenza della realtà. Perché c'è da spiegare in Europa che esentare il non profit (comprese le strutture non profit che fanno capo al tessuto organizzativo della chiesa cattolica) non è aiuto di stato, ma è un favorire le relazioni sociali, la solidarietà, le libere iniziative dei cittadini. L'Italia è un paese che ha in questo tessuto fittissimo e spesso anche antico di realtà nate dal basso, la propria inestimabile ricchezza. Un buon politico deve esserne consapevole. Così da saper  poi difendere questa ricchezza anche al cospetto di quei tecnocrati di Bruxelles che vorrebbero omologare tutto nella griglia stretta delle loro regole.
Giuseppe Frangi

Giuseppe Frangi

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