Venerdì 08 Febbraio 2013

La colletta
per Como
è un seme
da coltivare

  Primo - come era successo per il "muro" e come accade non di rado - è arrivato un lettore: «Se Como va a pezzi e le autorità non possono/riescono a combinare niente, facciamo appello ai cittadini e organizziamo una colletta». Secondo, ecco spuntare l'ex assessore Nini Binda, i cui slanci sono ben noti alla cronaca: «L'idea mi piace: i primi mille euro ce li metto io». Terzo, ieri, un altro lettore che, in tutta generosità, ha telefonato in redazione: «Scusate, ho sentito di questa colletta. Vorrei partecipare».
Dal quarto posto in poi - le posizioni, cioè, occupate da quelli che ormai ti saluto - ecco arrivare al traguardo trascinando i piedi tutto il resto della combriccola sociale comasca: le istituzioni, le associazioni di categoria, i circoli culturali e mettiamoci pure i media. A rappresentare questa bella zavorra civica, come è giusto, il sindaco Mario Lucini il quale, informalmente, ha accolto la proposta del lettore con una serie di premesse, di distinguo e di precisazioni in cui si sarebbe impantanato qualunque fulgido progetto. Nel dettaglio, Lucini non ha torto: prima di lanciare una colletta cittadina, il Comune deve pensarci due volte perché ci sono problemi legali e organizzativi da non trascurare. Eppure, sotto un profilo politico e, diciamo così, culturale, forse era lecito attendersi da lui più entusiasmo per una proposta - o forse solo per l'embrione di una proposta - intesa a salvare la città con la sola spinta del desiderio dei cittadini di non vederla affondare una volta per tutte nello scempio del lungolago, nel degrado di piazza Cavour e nelle mille altre piccole e grandi magagne che la tormentano.
È presto per gridare al miracolo: questo lo sappiamo. Che la generosità di tre cittadini non può bastare per annunciare una "primavera comasca" è evidente: in tre, lo dicono al bar, non si gioca neanche a scopa. Ma è un inizio e gli inizi sono la prima, indispensabile parte del tutto.
C'è poi una ragione storica che induce a non trascurare questo (per ora) minuscolo fremito della comunità comasca: la gente di questa bella ma sfiorita città ha dei precedenti specifici. Non si contano i casi in cui i privati, con donazioni singole o con raccolte collettive, hanno contribuito a migliorare Como. I lettori meno giovani de La Provincia ricorderanno quantomeno le sottoscrizioni per la Tac al Sant'Anna e per il restauro del gugliotto del Duomo colpito da un fulmine. Ma questi sono solo due esempi: ognuno, affidandosi alla memoria, potrà elencarne altri.
A dispetto del loro apparente distacco e di un certo ruvido cinismo, i comaschi amano la loro città e sono disposti a molto pur di soccorrerla. Alle ultime elezioni amministrative, di fronte agli errori e alle inadempienze della giunta Bruni, sono arrivati al punto di esprimere un voto contrario alla loro tradizione conservatrice e moderata. Non che abbiano insediato a palazzo Cernezzi un soviet rivoluzionario ma, annali alla mano, il quadro politico dell'attuale maggioranza risulta storicamente inedito. Ma se la politica aveva risposto male ai problemi della città con la giunta Bruni, con quella di Lucini stenta a rispondere del tutto. Non si negano i problemi che l'uno e l'altro sindaco hanno incontrato: gestire la cosa pubblica è difficile, soprattutto quando i soldi non ci sono. Agli amministratori - ma anche ai soggetti economici - si deve però chiedere di non sottovalutare questo piccolo segnale che arriva dalla città e, anzi, occorre incoraggiarli a coltivarlo. Non diteci che l'idea della colletta è complicata. Diteci se è una buona idea o no. Se lo è, state sicuri che i comaschi riusciranno a realizzarla.
Mario Schiani

Mario Schiani

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