Venerdì 01 Marzo 2013

I cardini
per il nuovo
Pontefice

In termine giuridico si chiama «istituto della Sede vacante», perché non è semplicemente una definizione di spazio temporale, ma si tratta di una somma di norme preposte a conservare la Chiesa durante l'assenza del Romano Pontefice. Insomma l'autorità della Chiesa deve rimanere intatta anche quando non c'è il Papa «regnante». Ma le norme vengono codificate solo alla metà della storia bimillenaria della Chiesa. Nei primi due secoli il problema non riscuote particolare interesse. La Chiesa di Roma è piccola, non ci sono molte questioni amministrative di cui occuparsi. Tuttavia anche nella Chiesa antica ci si pose il problema della autorità per la difesa della fede, anche se di solito si faceva in fretta a trovare un nuovo Papa. La vacanza più significativa dura un anno, tra il 250 e il 251, cioè tra la morte di Papa Fabiano e l'elezione di Papa Cornelio. Della Chiesa si occupavano i capi più anziani, i diaconi delle sette diaconie, che erano una sorta di organo consultivo del Pontefice, essendo il clero romano praticamente l'unico esistente. È il clero romano che in pratica fa le veci del Papa.

Eppure subito il problema dell'autorità viene posto. Cipriano, vescovo di Cartagine, chiede conto e il collegio risponde con una lettera che resta nella storia della Chiesa, pietra miliare all'inizio della tradizione giuridica e dottrinale dell'istituto della Sede vacante. Ed è proprio in quel carteggio che per la prima volta si dice che nulla si deve innovare nella Sede vacante prima dell'elezione del vescovo di Roma. La primitiva strutturazione formale della Sede vacante avviene nel VI secolo con la nomina di un triumvirato, scelto tra il clero di Roma, per il disbrigo degli affari correnti. In realtà occorre un'autorità più forte, che non si occupi solo di dottrina, ma anche che opponga un argine ai disordini, agli intrighi, alle mire delle fazioni. Il clero romano diventa sempre più potente e importante.

La Chiesa poggia la sua organizzazione sulle parrocchie, come una porta sui cardini. Il nome di «cardinali» viene da qui. All'inizio erano 25, poi il loro numero nel corso della storia aumenta. Dopo l'anno Mille i diaconi parroci lasciano il posto ai più autorevoli cardinali e nasce il concistoro con quelli più autorevoli, che saranno gli elettori del Papa. Tra essi c'è anche il Camerlengo, l'uomo chiave della Sede vacante. Ma ancora norme precise non ci sono. Gli interessi sono enormi. L'imperatore vuole dire la sua, fazioni varie giocano attorno all'elezione dei Pontefici. Finché Papa Nicolò II con il decreto «In nomine Domini» sfila l'elezione dalla conferma imperiale e stabilisce che la sola elezione canonica, quindi libera da condizionamenti politici, conferisce al Papa eletto la «plenitudo potestatis».

Piano piano si scrivono norme, si riflette sul loro significato canonico e teologico e sulla loro ricaduta nell'organizzazione della Chiesa. Ma i tempi non sono facili ed è necessario passare dalla consuetudine al diritto. Bisogna aspettare due secoli però per poter parlare di istituto della Sede vacante. Decisivo è Papa Gregorio X e la discussione al Secondo Concilio di Lione. Alla guida della Chiesa si susseguivano Pontificati brevi e tempi lunghi e bui tra un Papa e l'altro. La Costituzione che per prima cerca di disciplinare la Sede vacante comincia con parole gravi: «Ubi periculum». Prescrive perfino che i cardinali durante il periodo dell'elezione non percepiscano denaro, ma tutto sia custodito dal Camerlengo e che sia il futuro Pontefice a riprendere la ripartizione. E scrive a chiare lettere che il dovere principale dei cardinali è eleggere in fretta il successore di Pietro. Sembra che le cose possano andare meglio.

Ma non è così. La Chiesa è lacerata, il periodo avignonese pesa come un macigno, lo scisma d'Occidente la sconquassa. La Costituzione indica pericoli, ma non dice quali e i cardinali sempre di più tentano di sostituirsi durante la sede vacante al Papa. Clemente V mette le cose in chiaro e – riprendendo l'antica idea contenuta nella lettera del clero romano al vescovo di Cartagine di quasi mille anni prima – nella Costituzione «Ne Romani» dispone che il Collegio dei cardinali non è il Papa e che gli atti papali compiuti dal Collegio non possono essere validi. Resiste due secoli la Costituzione, poi il Concilio di Trento riordina e struttura le norme della Sede vacante.

La discussione è interessante. Ruota attorno alla scrittura della «In eligendis» di Pio IV, nella quale si spiega che il Sacro Collegio non ha giurisdizione, non ha poteri supremi a causa della non trasferibilità dei poteri papali, che durante la Sede vacante restano sospesi. Si tratta di un principio rivelato: la potestà è conferita da Cristo attraverso l'azione dello Spirito Santo solo a Pietro e ai suoi successori, e non può essere delegata. Ecco perché il Papa, nel caso di rinuncia all'ufficio di Romano Pontefice, non può far altro che dichiarare la Sede vacante. Nel secolo scorso ben quattro Costituzioni apostoliche e tre Motu proprio, di cui due di Giovanni XXIII, hanno proposto nuove regole, cambiato procedure, tra cui il limite di età ad 80 anni. Ma sempre nel solco della tradizione di quel carteggio con il vescovo di Cartagine, quasi duemila anni fa. n

Federico Severo

©riproduzione riservata

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