Lunedì 11 Marzo 2013

I cardinali
sotto
lo sguardo
di Dio

Con-clave una compartecipata premura del lascito delle chiavi, delle chiavi del regno. Ecco, si vedono tra il Principio e la Fine, tra il Giorno della Creazione e il Giorno del Giudizio. E' dato all'uomo di morire una volta sola e poi il Giudizio. Una finale trasparenza e luce. La trasparenza degli eventi. La trasparenza delle coscienze. Bisogna che in occasione del Conclave Michelangelo insegni al popolo. Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius. Tu che penetri tutto, indica! Lui additerà».
Queste parole del Trittico Romano di Giovanni Paolo II, raccontano quale sarà l'immagine che si aprirà davanti agli occhi dei 115 cardinale che da oggi pomeriggio, sotto le volte della Sistina, dovranno scegliere il nuovo Papa. Lo sguardo di Dio guiderà i loro cuori.
Da settimane, da quando Benedetto XVI annunciò le sue dimissioni, i media di tutto il mondo si stanno affannando a disegnare quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di chi sarà chiamato a guidare la Chiesa. Soprattutto, si scrive, dovrà mettere mano ad una riforma capace di voltare pagina dopo gli scandali di questi mesi. Ma le discussioni su Vatileaks, i veleni della Curia, gli scandali e le infedeltà di tanti figli della Chiesa, sotto le volte della Sistina, perderanno di colpo d'importanza. O forse più semplicemente, saranno considerate sotto una luce diversa.
Ritornano alla memoria le parole che Benedetto VXI pronunciò nel saluto di congedo ai cardinali: «Vorrei lasciarvi un pensiero semplice che mi sta molto a cuore: un pensiero sulla Chiesa, sul suo mistero, che costituisce per tutti noi, possiamo dire, la ragione e la passione della vita. Mi lascio aiutare da un'espressione di Romano Guardini: "La Chiesa non è un'istituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realtà vivente. Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi. Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo". La Chiesa è nel mondo, ma non è del mondo: è di Dio, di Cristo, dello Spirito».
Chiunque sarà ad affacciarsi dal balcone di San Pietro, l'umanità attende un uomo capace di confermare il popolo nella fede e di ridare speranza in un momento della storia nel quale la speranza sembra svanire. Non un manager o uno "sceriffo" chiamato a mettere in ordine le cose. La società è percorsa da una grave e profonda crisi di valori ed ha bisogno che venga mostrata la misericordia di un Dio capace di piegarsi sulla sofferenza dell'umanità, di condividere prima che di giudicare. Certo, sarà necessario cambiare, riformare. Ma una Curia rinnovata e trasparente rimarrà comunque una struttura. Da sola non basterà perché la Chiesa non potrà mai essere paragonata ad un'azienda.
Tutto nella Chiesa, come Benedetto XVI ha indicato, va rivisto a partire dall'unico scopo, che è l'annuncio del Vangelo. Che cosa resta interessante nella vita della Chiesa? Che cosa può ancora affascinare l'uomo moderno così invaso dalla presunzione di essere lui stesso l'artefice stesso della storia? La vita della Chiesa è interessante se Cristo continua ad affascinare come ha affascinato i primi che lo hanno seguito, continua ad essere la cosa che rende interessante tutto il vivere.
Per questo il Papa, oggi più che mai, deve essere prima di tutto un vero uomo di Dio. Di questo ha bisogno l'umanità per essere guidata e per ritrovare la speranza. Il Conclave, secondo molti, si apre nel segno di una grande incertezza. Forse sarà così, ma sotto le volte della Sistina c'è invece una grande certezza: lo sguardo di Dio guiderà il cuore dei cardinali.
Massimo Romanò

Massimo Romanò

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