Martedì 23 Aprile 2013

Se Como
piace
a nostra
insaputa

Ammettiamolo: quando parliamo della nostra città noi comaschi siamo critici, sul futuro tendiamo ad essere pessimisti, scuotiamo il capo, prefiguriamo scenari apocalittici e rimpiangiamo i tempi passati, quelli in cui scuotevamo il capo rimpiangendo i tempi passati. Un po' perché, oggettivamente, Como è andata avanti con gli anni e indietro nella cura, nell'innovazione, nella progettualità e nelle opere realizzate. Un po' perché è nel nostro carattere vedere il bicchiere mezzo vuoto e ritenere la nostra erba sempre meno verde di quella del vicino. Però quando sentiamo parlare bene del lago, dei monti, della città, dei monumenti, quando ascoltiamo voci straniere in centro, guardiamo studenti con l'album da disegno davanti a Palazzo Terragni o persone bearsi davanti alla facciata del Duomo, magari non lo lasciamo intendere ma ci sentiamo meglio e diventiamo un poco orgogliosi. Provinciali, come dicono i metropolitani. Sarà, ma a noi piace così.
Per cui ci è piaciuta parecchio l'indagine condotta da una società immobiliare che ha messo Como subito dietro Roma tra i luoghi più ambiti dagli stranieri per comprare casa. Che Roma sia in testa, non è questa gran notizia. Ma che Como sia davanti a Venezia, Firenze, Siena, Capri, Taormina o alla Costa Smeralda, notizia lo è. Soprattutto per noi, comaschi incontentabili.  L'indagine, tra l'altro, è stata effettuata su 200 mila contatti stranieri sul sito della società, un numero non irrisorio, e da gennaio a oggi, quindi in tempi recentissimi.
Certo, non significa che d'incanto Como è diventata linda, le strade tavoli da biliardo, i parcheggi migliaia e gratis e liberi, la statale Regina senza curve e strettoie, il centro cittadino le Ramblas di Barcellona e le manifestazioni culturali eventi memorabili. Significa però che questa, sia pure in una ricerca di settore, è la percezione che si ha all'estero di Como e del suo lago: in Italia Roma, e subito dopo Como.
Merito nostro? Mah. Diciamo merito del Grand tour, che dal Settecento all'inizio del Novecento ha portato i rampolli di mezza Europa a soggiornare (anche) sul nostro lago, merito di Stendhal, di Liszt e Bellini, di Adenauer e Churchill. Merito di Gianni Versace e ancor più di George Clooney, uno dei migliori testimonial che mai avremmo potuto avere, e che ci siamo trovati qui per caso, a nostra insaputa. Merito di chi, oggi, continua a valorizzare il nostro territorio parlandone in termini entusiastici, dalle archistar Liebeskind o Wang Shu. O dell'Università della California del Sud, giusto per fare un altro esempio, che manda ogni anno i suoi studenti solo in tre posti in Italia: Roma, Firenze e Como.
Tanto dovrebbe bastare per convincerci che se questa città, questo territorio ha un futuro, deve passare imprescindibilmente dal turismo. In quest'ottica devono essere valutate e inquadrate tante battaglie di questi anni condotte anche dal nostro giornale. Battaglie per una città più decorosa, per giardini pubblici presentabili, per illuminare decentemente vie e piazze, per cancellare stupidi scarabocchi dalle case e dai palazzi, per levare dai nostri monumenti patacche di plastica. Piccole battaglie, che messe insieme fanno però la differenza.
L'imperativo dovrebbe essere valorizzare il nostro territorio. Non ci si riesce perché mancano le risorse? Almeno vediamo di non distruggerlo. Anche gli stranieri non ce lo perdonerebbero.
Mauro Butti

Mauro Butti

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