Lunedì 29 Aprile 2013

Quei colpi
chiudono
l'infanzia
del governo

Quando, nella festosa sala degli Specchi del Quirinale è piombata la notizia della sparatoria davanti a palazzo Chigi, sede del governo, proprio mentre il governo nuovo giurava di fronte al Capo dello Stato, si è avvertito un brivido che portava panico e paura.
Nell'immagine dei carabinieri a terra sanguinanti si rifletteva quella di un sistema istituzionale forse arrivato al fatale appuntamento che tutti - tutti - temono, quello con masse devastate dalla crisi economica. Vedere i ministri che venivano riparati in un salone a parte, lontani e la piazza del Quirinale  che  frettolosamente era sgombrata, ha materializzato l'idea di un Palazzo che si difende e  tira su il ponte levatoio, proprio  l'esatto contrario di quel che il governo di Enrico Letta vuole dire al Paese. Il governo giovane, con tante donne, con moltissime matricole, con tecnici anche molto autorevoli, che consapevolmente fa a meno dell'esperienza pluridecennale dei vecchi leader, vuole parlare agli Italiani con il loro linguaggio  e stare dalla loro parte, come Monti non è  riuscito a fare mentre prendeva le dolorose misure volte  a salvare l'equilibrio finanziario del Paese. Quella sparatoria invece ha come annullato il tentativo di dialogo, e ora occorrerà che Letta e i suoi ministri provino a riannodarlo.
Sentiremo oggi pomeriggio a Montecitorio cosa il giovane presidente del Consiglio dirà: di fronte a sé ha una strada tutta in salita e poco tempo: il tempo che gli è stato brutalmente scandito dall'attentatore di piazza Colonna. Per quanto si possa dire che  quello era un mezzo squilibrato preda del videopoker, sta di fatto che in sessant'anni nessuno aveva mai neanche immaginato di andare davanti a Palazzo Chigi per sparare a qualche ministro o, in mancanza a due poveri carabinieri. Il bello dei palazzi del potere italiani è proprio che, diversamente  dagli altri paesi, stanno in mezzo alla città, senza cancellate o spazi vuoti presidiati, e  nessuno aveva mai violato questa coesistenza  fisica di popolo e istituzioni. Epperò i prodromi di quanto è accaduto ieri già c'erano stati.
Ricorderete quell'imprenditore umbro che va alla sede della Regione, a Perugia, e spara all'impazzata uccidendo e ferendo le impiegate. Come pure avrete anche voi presenti le immagini di quella massa di gente che, nel giorno della rielezione di Giorgio Napolitano, insultava violentemente e da molto vicino  i deputati che uscivano da Montecitorio.
Si domanda: quanto influisce l'"antipolitica" in quello che è accaduto? E più precisamente: il linguaggio di Grillo ("Arrendetevi, siete circondati") e gli slogan del M5S stanno soffiando sul fuoco, forniscono alla rabbia di chi vede precipitare il proprio tenore di vita e sente negato il futuro, la motivazione per arrivare a gesti di violenza?
La classe politica ha le sue colpe ed è forse all'ultima chiamata, ma Grillo ha troppo consenso nel Paese per pensare di poter  essere solo ".contro": troppo comodo per lui, troppo pericoloso per tutti.
Andrea Ferrari

Andrea Ferrari

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