Giovedì 09 Maggio 2013

La scuola
al tempo
delle prove
Invalsi

  Nonostante agli esami veri manchi più di un mese, in molte case della penisola risuonano in questi giorni le note delle celebre canzone di Antonello Venditti "Notte prima di...". Si notano genitori trepidanti, studenti tesi, nonne che sgranano rosari, insegnanti rabbuiati, effimeri amorazzi adolescenziali che nascono più per stemperare la tensione che per altro...
Tutta colpa delle prove Invalsi, una sorta di esami del mid term scolastico che tanti polveroni fanno alzare ogni anno. Non piacciono proprio a nessuno questi test.
Non li amano gli studenti. Costretti a impegnarsi senza alcuna gratificazione. Di conseguenza restano invisi anche a mamme e papà. Figuriamoci agli insegnanti che sono i veri esaminati per interposta persona. Le prove, infatti, servono (parola grossa) a valutare la qualità delle scuole e dell'apprendimento attraverso le conoscenze testate sugli studenti in maniera anonima.
Va detto che le Invalsi sono nate sotto una cattiva stella, anzi sotto una Mariastella. L'ex ministra dell'Istruzione, popolare negli ambienti scolastici almeno quanto Dracula all'assemblea attuale dell'Avis. C'è poi quella idiosincrasia della scuola italiana ad accettare la meritocrazia propugnata dalla stessa Gelmini (che però ha affrontato il viaggio da Brescia a Reggio Calabria per fare l'esame da avvocato), cascame di un sessantottismo che è duro a tramontare dietro certe cattedre.
A complicare la vita alle prove Invalsi sono poi gli stessi autori dei quesiti che sembrano affezionati lettori della fortunata rubrica della Settimana Enigmistica: "Forse non tutti sanno che...". Una delle domande che girano in questi giorni (è stata citata ieri in un dibattito radiofonico sull'argomento) mira a definire i gatti "intelligenti", "modesti" o "presuntuosi". Poiché solo una risposta su tre è valida si deduce che i felini saranno condannati a essere cretini, umili o bauscia a seconda della risposta considerata esatta dal fantasioso autore del quiz, probabilmente un cinofilo.
Insomma, qualche peccato sulla coscienza queste prove Invalsi se lo portano dietro. E poi siamo in Italia, terra di scorciatoie. Infatti già si vocifera di insegnanti (che in teoria sono quelli che potrebbero andarci di mezzo in caso di risultati insufficienti) che aiutano clandestinamente gli alunni a svolgere i test.
Oppure di studenti delle scuole superiori, che, consapevoli dell'anonimato della prova e del fatto che a essere sotto torchio sono le scuole i prof, non si dannano più tanto. Anzi, nella più malevola delle ipotesi sbagliano di proposito i quiz. Vuoi mettere la soddisfazione di vendicarsi di quello che la settimana prima ti ha appioppato un 5 in matematica?
Infine ci sarebbe da chiedersi quali siano gli effetti concreti di queste prove Invalsi sul sistema scolastico. Finora non se ne sono visti molti. Forse anche perché sarebbero forieri di ulteriori polemiche. Allora è opportuno interrogarsi sull'opportunità e sulla reale utilità dei test. Che oltretutto drenano quattrini a un settore, quello della scuola pubblica, che già boccheggia.
Francesco Angelini

di Francesco Angelini

© riproduzione riservata

Tags