Lunedì 13 Maggio 2013

La salvezza
del Como
segnale
per la città

  Si dice, non a torto, che i comaschi pensino poco in positivo, che nel bicchiere vedano soltanto lo spazio vuoto e non si curino della parte piena. Non sempre è vero, spesso sì.
Si obietterà che a Como si faticano a scorgere motivi per pensare positivo: palizzate, cantieri fermi, ponti pericolanti, buche, scritte, strade buie, pericoli e sporcizie sono elementi oggettivi, innegabili. E' vero. Ma anziché spronarci a risolvere i problemi, la negatività ci trascina in un vortice senza fine, così che tutto in città non funziona e nulla si salva.
Questo non è vero. Da settimane riferiamo dei tanti segnali di risveglio, dei sussulti di orgoglio che hanno portato a iniziative di gruppi di volontari, quali la pulizia dei monumenti o l'impegno per rendere più bella la città.
Ieri abbiamo riscoperto anche il calcio. Il Como, con una vittoria insperata e un po' di buonasorte (i risultati altrui), ha conquistato la salvezza evitando l'umiliazione di andare a giocarsi la permanenza in terza serie contro una Tritium qualunque. Quello stesso Como che sino a sabato sera era in zona promozione nell'elenco delle cose che non vanno, parte attiva della deriva cittadina, e di quella regionale, nazionale, continentale, mondiale.
Le frasi che vagavano nell'aria (e sul web) parevano litanie: questi non si salvano più, andiamo giù diretti, ma dove vuoi che vadano questi qua, ma li hai visti giocare, questi sono inesperti, finché le cose van bene van bene ma appena gira storto non capiscono più niente, non si possono prendere cinque gol da una squadra che si chiama Entella, e poi se retrocedono chissenefrega, tanto per quei quattro gatti che vanno a vederli... I professoroni da bar sono stati smentiti: ieri, nel suo piccolo, il Como ci ha autorizzato a dire che non tutto potrà sempre andare male in questa città: il colpo di reni, la vittoria insperata, la salvezza presa con i denti hanno riacceso una luce troppo a lungo spenta e restituito un po' di sobrio e moderato entusiasmo.
Certo, abbiamo vissuto tempi migliori. Ma erano, appunto, altri tempi. Non va dimenticato che il Como rischiava di chiudere bottega e che si è salvato dopo un'annata disastrata. La nuova dirigenza autoctona ha sì commesso errori (il grottesco affare della falsa fidejussione su tutti) ma la retrocessione sarebbe stata una punizione ingiusta. Le intenzioni di creare qualcosa di buono c'erano: un direttore sportivo di esperienza, un allenatore sul quale fondare un ciclo, giocatori promettenti accanto a qualche anziano-chioccia. L'ottimo inizio aveva illuso un po' tutti e quando i risultati non sono più arrivati ci si è fatti prendere dalla frenesia. La barca poteva finire nelle rapide ma si è fermata prima della cascata. Ora si può tirare un sospiro di sollievo, stappare una bottiglia e pensare a ripartire. La base c'è. Anche di tifosi. Il nostro sito internet ha registrato contatti record per la diretta da Carpi. Occorre fare tesoro di questo entusiasmo e alzare l'asticella. E  consoliamoci: in fondo il Como quest'anno ha vinto gli stessi trofei dell'Inter.
Mauro Butti

di Mauro Butti

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