Mercoledì 29 Maggio 2013

S. Fermo stavolta ha perso il taxi

Un  ospedale,  una città , un territorio in ostaggio. Da un lato  i diritti di migliaia di persone, cittadini ammalati o parenti degli stessi. Dall'altro la battaglia di un'amministrazione per procurare vantaggi - legittimi ma con alcuni limiti - ai propri residenti anche a costo di far evolvere questi “premi” al rango di veri e propri privilegi.Attorno al nuovo ospedale  S. Anna si consuma un nuovo capitolo che contrappone l'amministrazione  comunale di S. Fermo della Battaglia, sul cui territorio grava  la struttura sanitaria a Como e a tutta la Provincia. Dopo il “regalo” di quasi un milione all'anno dal parcheggio  , adesso il Comune punta i piedi anche sui taxi di Como,  quei taxi che ancora non possono servire l'ospedale. L'autorizzazione a operare per le auto bianche deve essere rilasciata ovviamente dal comune competente per territorio. E S. Fermo il via non lo dà... a meno che non venga applicata la tariffa urbana al territorio comunale, come ha spiegato il sindaco.  Il quale  inoltre, come ulteriore mezzo di pressione, ha detto di avere pronto un bando  per nuove licenze, di fatto escludendo i taxi del capoluogo. A questo punto la questione dei privilegi che il comune della cintura cittadina sta assumendo una dimensione quasi grottesca, se non fosse che  si sta giocando con i bisogni (e le tasche) delle migliaia di persone che si recano in ospedale, luogo di cura - va rimarcato a chiare lettere - e non certo di divertimento. Dopo che gli enti locali hanno scoperto con colpevole ritardo la convenzione-capestro che ha di fatto messo i proventi del parcheggio nelle casse   di S. Fermo, adesso scoppia la “grana” dei taxi che mette in evidenza come l'amministrazione del piccolo comune non solo non intende affrontare l'intero pacchetto delle rivendicazioni con lo strumento del buon senso e della disponibilità -  visto anche il carattere particolare e speciale della struttura interessata -,  ma addirittura rilancia. E' chiaro che il braccio di ferro è destinato a incattivirsi, anche perché le proposte di mediazione del consigliere regionale  Gaffuri e delle associazioni dei tassisti sono state rinviate al mittente e non con toni concilianti. Viene quindi da chiedersi se, in questo caso, c'è un giudice a Berlino, ovvero se una rivendicazione locale e particolaristica, possa permettersi di condizionare bisogni ed esigenze più generali, se a Como o in Lombardia non vi sia un'autorità - che non siano i soliti giudici - capace di riportare un po' di ordine e di giustizia in un contenzioso vergognoso, considerato che si gioca sulla “pelle” di un ospedale e di chi vi si reca. Anche perché, e questo è un risvolto ancora più grave, S. Fermo non chiede una tariffa urbana per chi deve recarsi in ospedale, cosa già  prevista da una delibera dell'ex giunta Bruni, ma  a prescindere. Insomma, un altro “regalo” dopo i proventi dell'autosilo. Purtroppo questo è un caso lampante di come un mal interpretato federalismo o un'autonomia locale possano comportare danni pesanti per i cittadini grazie a scelte spregiudicate e non adottate in un'ottica complessiva. Resta la speranza che anche dalle parti  di  S. Fermo si ritrovi la strada dell'accordo secondo equità e non seguendo l'iter di privilegi che ormai non hanno senso, soprattutto in tempi in cui occorre andare incontro ai più deboli. I quali, in questo caso, sono  i malati o i loro parenti che certo non sono una merce di scambio e neppure ostaggi per meri esercizi di real politik. O per qualcosa di peggio.

Umberto Montin

Umberto Montin

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