Giovedì 30 Maggio 2013

Il rilancio
di Como
può partire
da Volta

Quando alcuni amici hanno avanzato l'idea di un festival a Como ho avuto un attimo di esitazione in relazione al fatto che in molte città italiane si è diffusa la moda di organizzare i festival più diversi: scienza, letteratura, filosofia, economia, ecc. Mi sono chiesto se avesse senso tentare di avviare una simile iniziativa anche a Como.
Per la verità, molti di questi festival vengono incontro ad esigenze di informazione, di educazione, di promozione culturale. Anzi, da recenti indagini, sembra sia emerso che i festival sono tra le iniziative che più hanno incontrato il favore del pubblico. Ma la considerazione più importante, forse, è che questa nostra città, da qualche decennio, sta faticosamente cercando di uscire da una situazione di diffuso sconforto e di ritrovare un proprio ruolo e una propria identità. E, come spesso avviene anche in altre situazioni , per ritrovare entusiasmo e fiducia nel proprio futuro, può essere utile guardare dentro sè stessi, alla propria storia.
La scoperta di Volta ha letteralmente cambiato e illuminato il mondo ed è importante che la coscienza di questo grande contributo dato dalla nostra città all'umanità sia vivo nei suoi concittadini. Non è solo una questione di orgoglio, è elemento essenziale per la creazione di quel senso di identità e di appartenenza fondamentale in ogni comunità : per questo ogni popolo si stringe attorno ai propri “eroi” e li ricorda.
Da questo legame con Volta nasce l'idea di un festival della luce: la luce è all'origine della vita, a partire dal fenomeno fondamentale della fotosintesi. Ha un ruolo centrale nelle attività umane ed ha rivoluzionato la nostra società trasformando la medicina, la cultura, le comunicazioni, il tempo libero. Le tecnologie basate sulla luce rispondono direttamente ai bisogni della umanità, sono un impulso economico essenziale, creano lavoro, e forniscono soluzioni a sfide globali come l'energia, l'educazione, l'agricoltura, la salute. La luce è essenziale affinché noi possiamo apprezzare l'arte, e le tecnologie dell'ottica sono importanti per conoscere e preservare il nostro patrimonio culturale. La luce è infine uno dei principali messaggeri per la nostra comprensione degli affascinanti misteri dell'universo e del mondo subatomico.
Il ricordo della figura di Alessandro Volta si va affievolendo nel mondo. Il fatto che il volt, l'unità di misura del potenziale elettrico sia stato introdotto in onore di Volta, è oramai sconosciuto ai più. Ho potuto verificare che non è noto nemmeno tra gli addetti ai lavori, tra i giovani ricercatori di fisica, almeno nei Paesi extraeuropei. La General Motors ha recentemente messo sul mercato un'auto elettrica battezzata: “Volt”. Quanti nel mondo sanno che il nome si riferisce a Volta? Quanti lo associano alla nostra città? Pochissimi, credo.
C'è quindi necessità di dare più visibilità nazionale ed internazionale alla figura di Volta. E questo è nostro compito. Il fatto che una persona che ha letteralmente cambiato il mondo e la nostra vita cada nel dimenticatoio (insieme alla sua città) e' quasi scandaloso. Sono coinvolte anche importanti ricadute economiche. Far sapere a decine di milioni di potenziali turisti cinesi, americani, ecc. che chi ha inventato la pila è nato qui e qui sono importanti luoghi che lo ricordano e ne illustrano l'opera è un investimento.
Pensiamo anche ad Expo 2015 con i diversi milioni di visitatori attesi da tutto il mondo. Pensiamo all'anno mondiale della luce, previsto per il 2015, già deciso dal Comitato esecutivo Unesco (con il voto favorevole di ben 33 Paesi, fatto eccezionale!) la cui approvazione definitiva dovrebbe avvenire alla prossima Assemblea Generale Onu.
Naturalmente per cogliere davvero queste opportunità occorre una adeguata preparazione una attenta riflessione e cura nella progettazione. Iniziative isolate hanno impatto limitato come si è dimostrato con le celebrazioni voltiane del 1999. Occorre un intervento più sistematico e puntare su qualcosa che rimanga nella memoria. Si potrebbe ad esempio pensare ad un simbolo significativo, che richiami la luce e la scoperta di Volta. Il tempo voltiano andrebbe “rianimato” ecc. Tutto questo deve essere visto come parte di un investimento sul futuro della città.
E questo ci porta al tema della amministrazione di questa città che si è insediata da un anno e, fino ad ora, ha necessariamente dedicato particolare impegno nella gestione delle emergenze. Chiuso con il passato, è necessario guardare avanti e il suggerimento che mi sentirei di dare è di avviare una profonda riflessione per definire una strategia per il futuro di Como, non per il prossimo anno, ma per i prossimi decenni. Definire cioè un piano di governo o meglio di sviluppo del territorio, che valorizzi il potenziale di questa nostra città, collocata in una area economicamente forte, nel cuore dell'Europa, in un contesto ambientale estremamente favorevole. È su questo che si potrà valutare nel tempo il lavoro di questa amministrazione.
Il numero zero del festival, realizzato con il contributo della camera di commercio e di privati cittadini, verrà  inaugurato questa sera alle 20.45 a Palazzo Terragni.
Non ultimo, il fatto che privati cittadini, per questa iniziativa ma non solo, spontaneamente, mettano a disposizione tempo e risorse economiche, a favore della città, è un segnale positivo importante il cui significato sarebbe un errore non cogliere.
Giulio Casati

Giulio Casati

© riproduzione riservata

Tags