Addio ai contanti

ma c’è l’inganno

Addio ai contanti ma c’è l’inganno

Da oggi tutti gli artigiani, idraulici, parrucchieri, elettricisti, dovranno per legge disporre dei Pos (Point of sale) cioè i dispositivi elettronici che permettono i pagamenti con carte di credito, bancomat ecc. Non è possibile infatti effettuare pagamenti in contanti superiori a 30 Euro.

La motivazione è rendere tracciabili i versamenti di denaro in modo da ridurre l’evasione ed al contempo contrastare il riciclaggio di denaro sporco. C’è un piccolo ma e cioè il costo e l’uso dello strumento è a carico dell’utente. Secondo Confesercenti il popolo dell’Iva con transazioni per circa 50mila euro l’anno tra costi di installazione, canoni e commissioni pagherà all’incirca 1700 euro l’anno. Per cui nel complesso per questi servizi si dovrebbero versare 5 miliardi. Dopo Imu, Tasi, Tari un’altra sberla per un gruppo sociale che si è fatto la fama di evadere l’Iva ma che ora vive ore drammatiche in piena stagnazione dei consumi.

L’idea è quella di un balzello che va ancora a gravare sulle spalle di chi lavora. E per di più a favore di quello che, dopo lo Stato, è percepito come il pericolo pubblico numero due: le banche. Da qui la furbata : la legge c’è ed è in vigore ma non sono previste sanzioni per chi non la rispetta. Morale : l’imbianchino viene casa , fa il lavoro e quando si tratta di pagare dice di non avere il Pos . Il cliente a quel punto si impunta: allora non pago. Nossignori la prestazione va saldata comunque e quindi anche in contanti. Ma allora perché è stata fatta la legge?

E’ dal 2012 che il provvedimento legislativo balla tra una norma attuativa e l’altra e nel frattempo sono passati Monti , poi il governo Letta per arrivare a Renzi . Quindi si sono scomodati tre esecutivi una Camera dei Deputati e un Senato non per rendere cogente l’applicazione di una norma ma per dare un segnale. Perché di questo si tratta. Il lettore potrebbe obiettare ma stiamo parlando di una legge, che in quanto tale, sanzione punitiva o meno, ha valore di norma e quindi va applicata. Sì ma in Germania. In Italia, il semaforo lo si rispetta se c’è il vigile o per paura di fare un incidente. La cultura giuridica in Italia è fatta per il cavillo, l’obiettivo è sottrarsi all’applicazione della legge, non implementarne l’uso. Una differenza fondamentale con l’Europa. La Germania coniuga la sua vocazione europea con la premessa che gli altri diventino a loro volta un po’ tedeschi . Nell’Italia di Matteo Renzi hanno trovato l’interlocutore che li porta su un sentiero sicuro : quello del rispetto delle regole. Da qui l’idea che l’Italia abbia dismesso la maschera sudamericana per riprendersi l’identità perduta. Se vi sarà una nuova Europa dopo la crisi dell’euro non potrà essere che questa : la legge è legge, pacta sunt servanda. Principi solenni che poi bisogna mettere in pratica. Ed è nel piccolo tran tran della politica italiana che si misurano.

Il premier italiano, gli va riconosciuto, incanta. L’annuncio del semestre a guida italiana nell’Unione è un fuoco di artificio mediatico: Europa luogo di speranza è l’ultimo messaggio lanciato. Il ministro degli esteri tedesco Frank Walter Steinmeier di rimando : la Germania è con lui. Angela Merkel l’ha già detto: il primo ministro italiano è un politico di successo.

Cercavano l’uomo nuovo e l’hanno trovato. Hanno dimenticato probabilmente un piccolo dettaglio: è italiano. Dopo la cura Berlusconi in Europa non par vero di essere tornati alla normalità, niente di speciale, semplicemente l’abc delle relazioni internazionali : fare che quello che si dice e dire quello che si fa. Ma per un cambio di mentalità il cammino è lungo.

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