Il boia del terrore
e le paludi di Obama

Da una parte il manichino della morte, il boia vestito di nero che da del Tu ad Obama. Ai suoi piedi un uomo inginocchiato, Steve Sotholl, guarda dritto davanti a sé con lo sguardo rassegnato di un uomo che sa di dover morire e che niente e nessuno potrà salvarlo. Quanto odio negli occhi coperti del boia e quanta dignità sul volto di un innocente. È come se la guerra fosse diventata un serial televisivo dell’orrore.

Tutto è studiato mediaticamente; l’arancio di Guantanamo e il nero del Califfato del terrore. Un uomo deriso e umiliato e un burattinaio macellaio che brandisce un coltello contro il mondo.

Il terzo attore assiste impotente allo spettacolo. È Barack Obama destinatario di questo orrendo messaggio. Il presidente americano che non più di qualche giorno fa dichiarava di non avere una chiara strategia contro l’espandersi del mortifero potere degli estremisti islamici. Ed è proprio sulla debolezza del presidente americano che puntano le menti offuscate dall’odio di chi manovra i boia. Il sangue dei due giornalisti è stato versato perché produca altro sangue. Perché l’America da tanti accusata di aver atteso troppo ad usare la propria potenza militare, abbracci di nuovo le armi.

Una cosa è certa, ora Obama dovrà reagire alla sfida, sapendo che il suo team è profondamente diviso sulla strategia da seguire. Intensificare i raid aerei e le incursioni dei commandos, o scatenare una guerra totale al terrore? La seconda opzione è quella sperata da Abu Bakr al Baghdadi, il grande regista del terrore. Vuole che l’America entri davvero in guerra con tutta la sua potenza a fianco degli sciiti. Un confronto globale che mostri gli Stati Uniti come l’avversario di tutti i sunniti. L’alternativa per Obama è proseguire nell’attendismo, ma in questo caso, la prudenza rischia di essere scambiata per paura.

Vedremo nei prossimi giorni se prevarrà la strategia del Pentagono che vuole estendere le operazioni militari anche in Siria, colpendo non solo le postazioni militari, ma anche gli oleodotti, fonte principale di finanziamento dei terroristi. Oppure se si rafforzerà la tesi dell’intelligence e delle forze armate che vogliono intensificare i raid aerei, ma restando dentro i confini dell’Iraq.

Per ora il pallino resta nelle mani dei boia che già annunciano nuove esecuzioni. Il loro non è solo un reality dell’orrore. Si calcola che ogni giorno entrano nelle casse dell’Isis, cinque milioni di dollari. Da dove arrivano? Chi sono i burattinai finanziatori?

«La prima cosa che chiedo ai Paesi occidentali- ha detto il vescovo caldeo Shlemon Warduni- ancora prima dell’intervento armato, è che venga impedito l’approvvigionamento di armi ai terroristi e che vengano puniti i loro finanziatori». Prima che sia troppo tardi- ha aggiunto. «Gli occidentali si muovano perché potrebbero risvegliarsi con i terroristi sotto le loro case». Anche l’Europa, silente e impotente, mediti su queste parole.

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