Il conforto dei numeri

è l’unica certezza

Il conforto dei numeri è l’unica certezza

Nessuno ha voglia di montarsi la testa per uno 0,1%: la stima dell’Istat ieri sul Pil per il primo trimestre 2015 si aggrappa a questo pallido numero, ma con maggiore decisione al più piazzato davanti.

Quante volte abbiamo sentito profetizzare di fine della recessione: scontata, e anche indispensabile, la prudenza di fronte a queste nuove previsioni. Troppo spesso scottate le imprese, e forse più ancora le vite di tanti lavoratori: perché anche quando di segnali positivi si è parlato, pure in provincia di Como, mai si sono tradotti finora in inversioni di tendenza sull’occupazione. Niente pioggia di assunzioni, per intenderci, e anche chi era in grado di portare forze nuove nella propria azienda, ha dovuto procedere con cautela aspettando la benedizione dei decreti attuativi del Jobs Act.

I numeri però offrono questa volta un lieve conforto, pur rimanendo nel campo delle previsioni. Ed è meglio averli fragili alleati, che continuare a navigare tra le profezie di sventura con ulteriori meno. Tanto più che vengono anche da altri fronti: dalle analisi di istituti di credito piuttosto che da quelle delle associazioni di categoria, la tendenza è a individuare un fatturato positivo per il 2015. Non per la domanda interna, anche se diversi osservatori la vedono perlomeno non più in continua caduta libera. Come ben sa sulla sua pelle il mondo produttivo comasco, l’accelerazione viene sempre e soltanto dall’export che si fa ancora più deciso. E in questo caso i fattori esterni non guastano, per una volta, euro debole in testa.

Ma siamo sempre in un campo delicato, se non minato. A gennaio - secondo le impressioni raccolte tra i colleghi da parte del presidente di Unindustria Como Francesco Verga - non si è partiti con il piede giusto, nelle aziende, mentre febbraio ha portato qualche boccata di ossigeno in più.

Non si possono maturare certezze, in questo contesto. Le certezze, piuttosto, si possono trovare solo dentro di noi. Ecco che più delle cifre, delle stime dell’Istat o delle previsioni di altre autorevoli fonti, ciò che colpisce è il clima. Quell’ostinazione positiva degli industriali che hanno confidato a Verga di mantenere buone aspettative per i prossimi mesi.

Un atteggiamento mentale, ma prima ancora una consapevolezza di come il mercato mondiale - con i suoi alti e bassi, con il suo repentino cambiare scenari, anche - stia premiando il made in Como. In campi tradizionali e altri meno scontati, va a richiedere la competenza, la tecnologia, la passione.

Certo, quest’ultima non fa tornare i conti. E il percorso resta una strada che a volte si presenta decente, altre sconnessa, mai comunque lastricata d’oro.

C’è un’altra coscienza ancora. Quella messa in evidenza l’altra sera a Erba, e in più di un’occasione, sempre da Verga: la leva per ripartire è l’impresa. Il rigore serve - forse - per sopravvivere per un po’, ma rischia anche di essere un peso che trascina sul fondo.

Una consapevolezza che la politica deve ancora dimostrare di voler tradurre in realtà, in interventi concreti. Qualcosa si è mosso, finalmente. Ma è bene ricordarsi che si è solo all’inizio del cammino.

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