Il petrolio a sorpresa

è l’arma anti crisi

Petrolio arma anti cirsi

Per il ministro Padoan vi sono le premesse perché dal prossimo anno si esca definitivamente dalla recessione. Ocse e Fmi sono un po’ meno certi per quanto che riguarda l’Italia e anche le previsioni globali, sempre fallaci dal 2008 in avanti, rendono tutti un po’ più prudenti. Ma c’è ora un fattore esogeno che potrebbe dare una mano a Renzi e all’Italia:il crollo del prezzo del petrolio, il 40% in meno da giugno. Noi, comuni cittadini, ce ne accorgiamo poco perché il prezzo alla pompa di benzina è sceso solo del 5%: a incidere sono gli aumenti dei costi industriali e di raffinazione del prodotto finito, che però incidono per il 27% sul prezzo finale, ma soprattutto il peso fiscale visto che per un litro di benzina ben 1,02 euro se ne vanno in tasse. Comunque oggi si va a fare rifornimento con minore angoscia.

A fregarsi le mani in questi giorni è però anche lo stesso ministro Padoan che, se la tendenza del prezzo del greggio fosse confermata su scala annua, vedrebbe la bolletta energetica nazionale ridursi di 6-8 miliardi, magari un po’ meno considerato l’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro. Messi tutti in fila, questi fattori internazionali e gli altri indotti dalle scelte nella legge di stabilità (conferma degli 80 euro, tagli dell’Irap, aumenti dei fondi per gli ammortizzatori, le riduzioni di contributi per i nuovi assunti, per citare i principali provvedimenti) costituiscono un pacchetto non indifferente per aprire un varco nella cupola di pessimismo. A cui magari può dare una spinta ulteriore – dopo il pacchetto Juncker con i suoi dubbi e limiti - e non di poco conto, la possibile accelerazione (il consiglio Bce di oggi potrebbe fare un altro passo ) di Draghi sull’avvio del quantitative easing all’europea, ovvero l’acquisto dei titoli di Stato allo scopo di far crescere un po’ l’inflazione mettendo in circolo più moneta. Anche se, paradossalmente, questo petrolio a prezzi bassi potrebbe essere un ostacolo alle mosse del presidente della Bce dando ossigeno ai “falchi”sempre all’erta quando si parla di ripresa dell’inflazione (oggi nell’Eurozona è solo allo 0,3%) . Oggi , in più, costoro potrebbero opporsi alle misure non convenzionali con la giustificazione che per la spinta alla ripresa basta e avanza proprio il petrolio.

Secondo il Washington Post, che parla di «uno dei più grandi trasferimenti di ricchezza della storia, capace di rimodellare tutto», i 1.500 miliardi annui di fatturato che perderebbero i produttori petroliferi, potrebbero riversarsi sulle economie esauste di Europa e Giappone, ridando fiato ai tanti attesi consumi fino a un +0,5-1% di Pil globale in più. Basterà, basteranno le misure europee e quelle del nostro governo? La risposta la darà il Natale anche se le premesse del “thanksgiving “non sono state buone: la stagione dei saldi nell’America della ripresa non è andata bene, 5% in meno del 2013, colpa – dicono - delle forti diseguaglianze nella distribuzione del reddito, ovvero ricchi più ricchi, poveri più poveri e classe media con molti meno soldi. Qui la Confcommercio parla di spese natalizie ancora in ribasso, per colpa «di tasse che annullano gli effetti degli 80 euro e delle tredicesime». Ma chissà che a darci una mano a salvarci, dopo decenni di odio, non sia l’oro nero che negli anni Settanta ci fece scoprire le domeniche a piedi.


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