La pioggia non è

uguale per tutti

No, non si scherza con la rabbia sorda della natura. Con la pioggia che entra nei garage, come avviene alle nostre latitudini. E, a maggior ragione, con quella che gonfia i torrenti e semina morte e distruzione, come accaduto a Genova una manciata di settimane fa.

Ma, premessa a parte, il dubbio rimane: perché la pioggia di Roma è “più bagnata” di quella di Como, di Lecco e di Sondrio?

Chiariamo. Sull’onda di un lungo elenco di disastri più o meno annunciati, il Comune di Roma – lo avrete letto ieri su tutti i giornali – ha diramato quello che ci è sembrato un bollettino di guerra. Per annunciare che sulla capitale era attesa una “bomba d’acqua” – sì, proprio la più abusata delle banalità a sfondo ambientale – e che si rendevano necessarie una serie di misure straordinarie, proprio per far fronte - testuale - a “un’emergenza straordinaria”. Nell’ordine: chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in città e provincia, università e isole comprese; saracinesche abbassate nei musei, chiusura del Colosseo, dei Fori Imperiali e di tutti i siti archeologici del Lazio, area a traffico limitato cancellata, rinvio di tutte le prove di concorso, aeroporti a scartamento ridotto. E finanche, udite udite, annullamento di chissà quale importantissimo vertice del Partito Democratico. Mica male per “il partito del fare” che deve rottamare l’Europa, riformare l’Italia e poi si ferma per un temporale. Il segno, più evidente di quanto sia labile il confine tra tragedia e farsa.

Esageriamo? Forse. Ma date un’occhiata al messaggio urbi et orbi postato su Facebook dal sindaco Ignazio Marino – barba sale e pepe appena annunciata, occhiali a lenti tonde e tono melodrammatico – per giudicare in tutta serenità.

È certamente vero che prevenire è meglio di curare, che Roma è una capitale fragile e pure che - Dio non voglia - magari queste parole suoneranno stonate a stretto giro di posta. Ma l’impressione è che ci si sia lasciati un po’ prendere la mano dalla situazione, almeno a giudicare da quanto si vedeva dalla nostra finestra. Dove non è che ci fosse tutto questo “sole a catinelle”.

Daje, daje, “per fortuna” la pioggia è arrivata. In maniera assai contenuta alla mattina (quando si dovrebbe andare a scuola ma le scuole erano chiuse), più violenta dalle tre e mezza del pomeriggio in avanti (quando già la metà dei ministeri è praticamente deserta o quasi). Ma piano con le ironie. I siti internet spiegavano che la fase acuta sarebbe continuata fino alle 24 certificando che pure quella di oggi sarà una giornata da bollino rosso, al più con una tonalità appena un po’ più smunta. E poi una copertura meticolosa: dall’ultimo dei sottopassi di borgata fino all’aeroporto di Fiumicino era tutta una via Crucis. Compresa la pioggia in metropolitana che però, a dar retta alle cronache di Buttafuoco su Radio24, c’è anche quando splende il sole, tra un’infiltrazione e l’altra.

E alla fine, ma proprio alla fine, si torna alla domanda. Incoscienti i nostri Lucini, Brivio e Molteni a non armarsi di microfono e a fare il giro delle sette chiese mediatiche per mettere in guardia i cittadini? O la pioggia di Roma è diversa da quella – un po’ meno nobile, per carità – caduta assai più copiosamente a Carrara, Genova, Como, Lecco e Sondrio? E a scuole aperte, oltretutto. Il dubbio, per dirla con Renato Carosone, è che qualche volta ci piace tanto fare un po’ gli americani. Dimenticando che, per quanto ci si sforzi, siamo pur sempre in Italy.

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E.Galigani


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