La riscossa del bene
Che torna di moda

Il “bene” tema centrale del Salone del Libro di Torino di quest’anno: dobbiamo ammetterlo, di primo acchito, la cosa crea un certo spaesamento. Siamo infatti abituati ad avere a che fare con un mondo culturale a suo agio su categorie ben diverse, oscillanti tra la negatività e l’edonismo. Quella parola “bene” perciò suona un po’ straniera, tra quegli stand egemonizzati da intellettuali, tuttologi, scrittori, editori per la gran parte occupati nel creare o nell’inseguire mode e parole d’ordine.

Intendiamoci, non vogliamo demonizzare nessuno, perché ognuno cerca spazi di mercato e li cerca dove ritiene che i terreni (e i temi) siano più fertili. Quanto al “bene”, lo abbiamo sempre visto ghettizzato in un’editoria di nicchia, targata, confessionale o meno che sia. Quasi un genere minore, la cui funzione sia solo quella di edulcorare la realtà. Il “bene” veniva visto come un filone incapace di generare dialettiche interessanti, di eccitare attenzione, di dilagare in mode redditizie. In sostanza una categoria intellettualmente poco interessante e non dinamica.

Perché invece ora il “bene” si impone, diventa fattore di trend, tema da mettere su un tavolo in genere sintonizzato su ben diversi argomenti? La prima risposta è molto semplice: perché l’effetto di Papa Francesco è come un domino che davvero travolgendo tutto. Quest’anno i suoi libri hanno conquistato le classifiche, in modo quasi sistematico. Sono stati best seller, ma anche long seller. E non potevano essere relegati nelle “classifiche speciali” dell’editoria cattolica, perché per una buona parte sono stati pubblicati da grandi editori. Mettendo al centro il “bene”, Francesco ha stanato tanti maestri del pensiero, a cominciare da Eugenio Scalfari. Ma non si è relazionato per dibattere e dialettizzare con loro, secondo le logiche consuete della macchina culturale. Lui li ha chiamati per essere compagni di un pezzo di strada, per fare insieme un percorso, trasformando in questo modo il “bene” da discorso a realtà in atto. Questo è tanto vero che chi sta al gioco, ne esce in qualche modo cambiato. E non finisce qui: si è anche scoperto che Francesco sta avendo un effetto di incentivo alla lettura. È emblematica la decisione di un grande quotidiano di vendere in allegato i libri importanti per la storia e per la formazione del Papa: e sono ben 20 titoli, quasi una piccola biblioteca. Ovviamente questi testi sono sempre proposti come stimolo a riflettere e cercare il bene. Anzi, a sperimentare il bene proprio nell’esperienza stessa della lettura.

Tra i libri che stanno sul comodino di Francesco ci sono anche i Promessi Sposi, un capolavoro osannato a parole ma relegato nei fatti a testimonianza di un passato che ormai non riguarda più l’uomo di oggi. E qui troviamo una seconda risposta alla domanda sul perché il “bene” si sta imponendo. Giovedì sera, in piazza Duomo a Milano, in occasione di una serata di spettacolo e riflessione proposta dalla chiesa di Milano attorno alla Croce di San Carlo, davanti a 40mila persone che assiepavano ogni spazio, un grande attore, Massimo Popolizio ha letto le pagine della Conversione dell’Innominato. Per 15 minuti nella grande piazza non si è sentito un brusio, quasi che tutti stessero ascoltando per la prima volta quella vicenda che invece era ben nota a ciascuno. C’era un’attenzione assoluta, percebile nell’aria. E cosa l’aveva generata, se non l’ascolto della potenza e del fascino del “bene” in azione, attraverso le pagine di una grande scrittore e la voce di un geniale interprete? Il “bene” non è affatto una categoria scontata né statica. Il “bene” non esclude affatto percorsi drammatici o trame appassionanti. Anzi il “bene” è molto dinamico ed accende interessi imprevisti. Anche il mercato editoriale se n’è accorto. Il “bene” conviene, in ogni senso.

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