La seconda rischiosa  luna di miele del premier

La seconda rischiosa

luna di miele del premier

Il presidente del Consiglio, se qualcuno ancora non se n’era accorto, esibisce con freschezza e frequenza il suo volto guascone. Così, anche se ha deciso di scendere al Forum Ambrosetti di Cernobbio per motivi molto seri dopo il no da rottamatore dello scorso anno, ha preferito scherzare e buttare là che «va ovunque, ma se deve scegliere preferisce Bono Vox».

Guasconata in linea con la provenienza geografica del premier, che però a un occhio attento non manca di rivelare una precisa scelta politica e mediatica. Studiata, preparata nei dettagli (vedi anche la marcata distanza rispetto ai giornalisti, preferendo l’intervento dall’ “alto” del palco), attuata con precisione e un pizzico di cinismo, la sua missione sul lago di Como alla fine è stata premiata. Anzi, e lo dovranno riconoscere i suoi avversari, è stata un successo. Dopo sabato le agende politiche non dovranno dimenticare di segnare la data del 5 settembre 2015 in rosso, il giorno della nascita della seconda luna di miele del premier. Luna di miele con il mondo dell’imprenditoria, con gli economisti, con i manager del mondo finanziario e bancario. Con il Paese sarà da vedere.

E’ innegabile tuttavia che il confronto con il club di Cernobbio l’ha vinto lui: da queste parti nelle analisi sull’azione dei governi per vent’anni, in era berlusconiana, e poi con l’avvio del regno di Renzi, prevaleva il “sì, ma…”, dove si riconoscevano gli sforzi, si apprezzavano gli intenti, però restano gli ampi margini di dubbio che certe cose in Italia si potessero fare, soprattutto se si parlava di tagliare di incidere la carne sociale con alcune riforme malviste soprattutto a sinistra e che, comunque, la destra non era stata in grado di chiudere. O tantomeno se si trattava di ridurre la spesa pubblica e ridurre un po’ la presenza dello Stato.

Questo è accaduto per anni, decenni addirittura. Poi finalmente, un pomeriggio di pioggia e grandine del settembre del 2015, un giovane premier è arrivato, ha spiegato cosa ha fatto (e anche avviato e promesso) in un anno e mezzo di governo e soprattutto cosa farà. Per di più sbattendo in faccia a una platea non estranea a certi argomenti, che la logica dei salotti buoni è finita, così come quella degli amici degli amici e perfino quella dei patti di sindacato. Ha parlato di Stato più semplice e più giusto, efficiente e voglioso di valorizzare le sue intelligenze e le sue imprese, dinamico nel disegnare nuovi modelli di lavoro e della scuola, determinato a “prendersi la maglia rosa” nel gruppo delle nazioni che crescono.

Che ce la faccia o no, alla fine si è beccato l’applauso più caloroso, i commenti tutti positivi o addirittura entusiasti e il sondaggio interno dell’Ambrosetti ha siglato la vittoria totale: il 68,8 per cento giudica positivamente il governo, più del 62 per cento vede rosa nelle prospettive dell’Italia.

Missione compiuta per il presidente del Consiglio in trasferta lampo sul lago di Como, scettici e avversari sono stati annichiliti, il club lo ha accolto a braccia aperte e lo ha salutato con entusiasmo. Per il Renzi giunto alla guida del Paese dunque è la seconda luna di miele: la prima quella culminata nel voto europeo e nel 41 per cento, questa con i ceti produttivi e il mondo della grande finanza finora più distanti e considerati anche con sospetto.

Come si sa, però, le lune di miele non durano molto. E quella della premier potrebbe avere vita breve se, dopo jobs act, scuola e qualcos’altro, le riforme istituzionali e la legge elettorale s’impattassero e soprattutto la legge di stabilità non riuscisse a rispettare i propositi. Dato per scontato che su Tasi e Imu dovrebbe calare la tagliola (se non fosse così Renzi si sarebbe giocato faccia e futuro), dal documento deve uscire una coraggiosa spending review in grado di incidere sui capitoli di sprechi e prebende più che su quelli dei benefici per i cittadini comuni, un solido impianto di detassazione e incentivi ai settori produttivi e all’innovazione, di sostegno a scuola e ricerca, di investimenti pubblici. Il tutto senza agire troppo sul versante del deficit e avviando la riduzione del debito, vero vulnus rispetto alle possibilità che ha questo Paese di crescere. Se Renzi riuscirà nell’intento, Cernobbio sarà la sua patria, se fallirà non gli resterà che raggiungere Bono Vox. In Irlanda.


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