Domenica 01 Dicembre 2013

La vigilanza è l’unica

difesa dai ladri

All’esterno di una scuola media, una mamma e un papà chiacchierano in attesa dell’uscita dei rispettivi figli. L’argomento non è il tempo, il traffico, i regali di Natale. I loro volti sono seri, i toni preoccupati. E l’oggetto di quella fitta conversazione è uno degli incubi che più tormenta le notti dei comaschi: i furti in appartamento.

A torto o a ragione - ma l’impressione è che prevalga la ragione - nei nostri paesi cresce la paura dei ladri. Perché sono sempre meno coloro che non hanno almeno un amico o un parente che abbia avuto casa propria svaligiata. Si respira un senso di insicurezza che raramente si era avvertito in passato. Gli spari esplosi in aria dal padre di Olgiate, che venerdì sera ha sorpreso i ladri in casa della figlia, sono una conseguenza di questo clima di paura diffusa.

Eppure, anche se è difficile trovare un reato più odioso - tra quelli che non colpiscono direttamente la persona - che trovarsi la casa profanata dai delinquenti, quegli spari nel buio non sono una risposta. Di più: sono sbagliati e pericolosi. Il ricorso alle armi non può essere una soluzione accettabile, perché la legge del Far West - così lontana sia culturalmente che geograficamente dalla storia dell’Europa - finisce per premiare i più spietati, che certo non sono i cittadini rispettosi delle regole, la cui aspirazione è di godersi la casa e la famiglia senza l’obbligo di avere paura. Quando si imbraccia un fucile o una pistola si sa come si inizia, ma non come andrà a finire. Perché è impossibile sapere, tanto per fare un esempio, se quelle ombre nell’oscurità a cui si mira siano anche loro armate. Di certo, qualora lo fossero, difficilmente rinunceranno a rispondere al fuoco, con conseguenze potenzialmente tragiche.

Nei discorsi nelle piazze sono in molti quelli che auspicano una legislazione all’americana, dove la proprietà privata può essere difesa anche con il tiro al bersaglio del potenziale ladro. Ma, come ben spiega un noto avvocato nelle pagine dedicate a quanto avvenuto a Olgiate, la storia e le radici dell’Italia e dell’Europa pongono l’uomo e la difesa dell’incolumità delle persone al primo posto tra le regole giuridiche basilari. Solo di fronte al concreto rischio di subire un danno fisico si è quindi autorizzati a reagire. Non è legittima, di conseguenza, la difesa della casa con le armi.

Eppure qualcosa va fatto per restituire quel senso di sicurezza ormai perduto. Uno sforzo che richiede l’impegno delle forze di polizia, ma non solo. Ad esempio dovremmo ricordarci di far parte di una comunità. E che quello che accade al nostro vicino potrebbe accadere a noi stessi. È importante non voltarsi dall’altra parte quando si nota qualcosa di anomalo. Ma segnalare a polizia e carabinieri ogni movimento sospetto, ogni rumore, ogni possibile situazione di pericolo.

Sono capitati casi di comaschi che, dopo aver messo in fuga sospetti ladri, anziché allertare il 112 siano tornati a letto. Per poi svegliarsi il giorno dopo con i racconti dei vicini di casa derubati nella notte. La difesa delle nostre case parte da qui, dal sentirsi ancora parte di una comunità che non ha alcun bisogno di giustizieri solitari.

Paolo Moretti

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