Qualcuno a Cantù  raccolga la palla

Qualcuno a Cantù

raccolga la palla

Allarme rosso, attacco a Cantù. Strizzano in tanti l’occhiolino a uno dei gioielli di famiglia: la società di pallacanestro. A cominciare dal sindaco di Desio. Checché ne dica, infatti, se non è un tentativo di scippo, il suo, poco ci manca, perché Roberto Corti, preso per la giacchetta, ha fatto di tutto tranne che nascondersi.

Aprendo le braccia (e le porte) allo straniero che poi da quelle parti tanto straniero non è. E invitando la signora Anna Cremascoli, con tanto di tariffario (da poter anche rivedere al ribasso), a pensarci un poco sopra prima di dire – eventualmente - no.

Giocare nell’altro centro della Brianza, lo dice sempre lui, sarebbe bello, gratificante, coinvolgente ed economico. Nessuno vorrà portare via nulla a nessuno, ma l’invito è comunque dei più espliciti. E, allora, a cosa pensare? Al rischio che si sta correndo. Riavvolgendo il nastro, un po’ quello che accadde due estati fa quando, per tempo, la proprietà della Pallacanestro Cantù lanciò allarme e ultimatum: da sola, la famiglia Cremascoli non poteva più reggere il peso economico del giocattolo. O si trovavano, quindi, nuovi compagni di viaggio (e con loro altrettante valigie con soldi) oppure il sindaco – in questo caso quello di Cantù, Claudio Bizzozero – poteva cominciare a pensare di dover trovarsi la società in casa. Ops, pardon, in municipio.

Fortunatamente per Cantù, la storia ha visto il territorio scuotersi e l’arrivo di nove nuovi soci, che oltre a dare linfa, hanno dato entusiasmo e futuro alla squadra, ma non solo. Diventando, nell’arco di pochi mesi, una delle società modello, dove le prebende non tardano e la tranquillità dell’ambiente è garantita. Un esempio di serietà, insomma, non di poco conto, anche alle luce di quanto sta accadendo in giro per l’Italia, nel mondo del basket e dintorni.

Balla, in questa vicenda, un palazzetto. E scusate se è poco. Del Palababele si è detto – scritto e raccontato – di tutto e di più. Per quel che riguarda il PalaTurra, invece, si è già sulla (cattiva) stessa strada. La terza via (o prima, sarà la storia a dirlo) continua a chiamarsi Pianella, un tempio dello sport, che sorge a Cucciago e che finora è stato – e speriamo continui a esserlo – una salvezza. Grazie anche alla gestione affidata alla famiglia Corrado che, oltre a detenerne la proprietà, si è ora detta disponibile ad andare incontro alla società qualora ci fosse da ridiscutere – ovviamente abbassandolo – il canone di affitto. Quanto, e se servirà, comunque non è dato sapere: ignorare, però, il gesto di Alessandro Corrado – pure lui un passato da presidente della Pallacanestro Cantù – sarebbe ipocrita e masochista, specie in questo momento.

Insomma, il rischio di cambiare denominazione è concreto (Pallacanestro Desio e rinverdire i fasti di Virginio Bernardi, che anche all’ombra di piazza Garibaldi ha fatto il coach?). Ma, dovessimo scommetterci un euro, oggi, lo faremmo sullo status quo, cioè sulla serie A ancora a Cantù, anzi al Pianella. Ma, così come accadde un paio di anni fa, c’è bisogno che qualcuno si scuota, dall’istituzione in giù, fino ad arrivare ai privati. E quindi, ci fosse in giro qualche ascia di guerra, prima che diventi pericolosa, sarebbe meglio sotterrarla. Per il bene di tutti.

Poi ben venga il “venite pure” del sindaco di Desio. Vorrà dire che torneremo tutti là per giocare un’altra grande coppa. E divertirci come abbiamo fatto per le Euroleghe di qualche stagione fa. Ma non di più, davvero.


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