Lunedì 30 Giugno 2014

Scopriamo dai cinesi

che Como vale molto

Alle spalle abbiamo tante ferite. Negli ultimi anni in provincia di Como ci sono state dolorose crisi aziendali. Pensiamo solo alla vicenda di Eleca a Cantù o alle cicatrici lasciate dalla ristrutturazione della Sisme di Olgiate.

Per non parlare dei piccoli (nel settore manifatturiero ma anche in quello dei servizi e del commercio) che si sono arresi senza fare rumore, senza avere eco sui media. E’ una narrazione il più delle volte drammatica quella a cui siamo stati costretti dalla crisi.

Ma c’è anche dell’altro. Non è una consolazione rispetto ai problemi che ancora

abbiamo di fronte, però notizie come l’inaugurazione, a Tavernerio, del quartiere generale di Jihua, un colosso mondiale nel settore dell’abbigliamento tecnico (già un po’ comasco perché un anno fa ha acquisito la tessitura Majocchi di Albavilla) è un segnale che dà fiducia perché, una volta di più, evidenza le potenzialità del distretto tessile comasco.

Jihua continuerà a produrre in Cina ma qui, alle porte di Como, insedierà il proprio centro di ricerca e sviluppo. Tra pochi giorni – l’8 luglio – i top manager del gruppo (4,3 miliardi di fatturato lo scorso anno) saranno a Tavernerio per iniziare ufficialmente il progetto.

Perché dalla Cina hanno deciso di mettere radici proprio qui? Di sicuro la scelta non è stata fatta a caso. A Como hanno evidentemente ritenuto di trovare quei fattori – formali ma soprattutto informali - legati cioè a tradizione e know how - che nel mercato mondiale fanno la differenza. E’ un valore aggiunto che, distratti e spesso confusi dai falsi miti relativi alla globalizzazione, tante volte si tende a trascurare. O lo si dà per scontato, o, peggio, si arriva a pensare che la modernità, il futuro, non abbiano nulla a che spartire con noi e con ciò che siamo stati.

Sempre i cinesi di Jihua, hanno deciso di passare da Como anche per la partnership con Michelin nella produzione di suole super innovative. Il punto di riferimento in questo caso è Lomazzo, ComoNext. Questo Parco scientifico tecnologico che fa gola persino a società di Paesi altamente tecnologici come Israele o Usa. E che ha start up minuscole ma dinamiche, spesso di servizi, quasi sempre legate al web. Che producono, anche, e il grafene è un esempio: però passa attraverso le nanotecnologie, insomma parla il linguaggio del futuro.

Il mondo ci guarda e crede nelle potenzialità del nostro sistema produttivo. E poi, certo, c’è la Como che vince all’estero. Significativa la storia di Francesco Pozzi di Textra (produzione in Cina ma base supercomasca anche in questo caso a Tavernerio) che alcuni mesi fa ha incontrato uno degli uomini più potenti della Repubblica Popolare, l’amministratore delegato di Hongda, Shen, e da quest’ultimo ha raccolto parole di interesse sulla realtà del distretto tessile lariano. “La Cina è una nazione che sta cambiando e sta alzando l’asticella della qualità – ha raccontato allora Pozzi - questo significa: meno volumi più qualità. Ecco allora che vengono a cercare le nostre aziende per creare joint venture. Aziende che siano di valore». E il distretto può essere il naturale terreno per investire. Questa è la Como che cresce e convince il mondo. E a volte lo supera.

Enrico Marletta

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